Ceramica Mediterranea Copertina VOICES

La ceramica Km0 è al 100% sarda con Ceramica Mediterranea

Ceramica Mediterranea è l’unico produttore italiano di ceramica Km0, realizzata esclusivamente con materie prime estratte e lavorate nell’isola da manodopera locale ispirandosi alla tradizione sarda.

Ceramica Mediterranea produce superfici pregiate in grès porcellanato da oltre 20 anni, valorizzando la cultura e la tradizione sarda.

HENRY & CO. ha  avuto il piacere di collaborare con questa realtà autentica, dai valori artigianali e dall’attività industriale, nel cuore della Sardegna. Ho pensato dunque che dare voce a Claudia Mazohl, cuore pulsante di Ceramica mediterranea, fosse il modo migliore per raccontare e descrivere questa virtuosa fucina sarda.

Catalogo Ceramica Mediterranea
I cataloghi realizzati da HENRY & CO. per Ceramica Mediterranea che racchiudono l'essenza della ceramica km0 e della tradizione sarda

Il polo produttivo della filiera della ceramica Km0

Ceramica Mediterranea sarda a km0
Forgiare la nostra terra per abitarla. Il nostro proposito è stato fin dall’inizio quello di creare un piccolo distretto industriale sardo: fedeli e promotori convinti della nostra identità territoriale, abbiamo scelto di progettare un futuro partendo dai prodotti della terra che ci ospita, lavorando e modellando una vera e propria ceramica Km0.

Un pay off, quello di “Ceramica Km0”, vivamente sconsigliato da numerosi specialisti del marketing, perché nella cultura popolare strettamente associato al settore agroalimentare.

Ma è il concetto che mette a fuoco e rappresenta meglio ciò che più ci caratterizza. Il resto d’Italia non ha materia prima per il grés porcellanato, la importa.

Il materiale ceramico appartiene, invece, a una lunga tradizione sarda locale e la nostra interpretazione racconta storia e tradizioni della Sardegna. Per questo motivo la nostra realtà aspira a divenire un vero e proprio polo ceramico, un Distretto Industriale, a rappresentanza dell’intera filiera, dall’estrazione, alla prima e seconda lavorazione, alla rifinitura e al prodotto finito e imballato.

Le piastrelle in ceramica km0, sono realizzate al 100% con materie prime locali sarde, al 100% da manodopera locale, e il 100% degli scarti di produzione vengono reintegrati nel ciclo produttivo.

Un prodotto dell’eccellenza made in Italy, con anima sarda.

Le materie prime come sabbie, argille, minerali e feldspati, di altissima qualità, sono estratte esclusivamente in loco, in un’area di massimo 100 Km dalla fabbrica, e ci permettono di ottenere un prodotto particolarmente resistente

La collaborazione tra artigianato locale e industria ceramica

Lavoratori di Ceramica Mediterranea

Nostro preciso impegno è quello di coinvolgere l’artigianato locale per creare un indotto di maestranze e produzioni a supporto e corollario della produzione industriale. Ceramica Km0 diventa così un prodotto locale a 360°, dove le arti e i mestieri della tradizione sarda locale contribuiscono a molti progetti di arricchimento con inserzioni di design, completamento e corredo per le collezioni più caratteristiche.

Stiamo anche avviando alcune collaborazioni con il mondo dell’architettura per contribuire con i nostri materiali a progetti strutturali non solo di interni, ma anche di parti e spazi esterni, inserendo nell’ambiente circostante un pezzo di tradizione sarda.

Quanto a materiali e processi produttivi, sappiamo bene che per sua stessa natura e composizione il grès porcellanato è un materiale naturale e sostenibile. Ma l’intero nostro ciclo produttivo è improntato e orientato al rispetto dell’ambiente, rispetto del lavoro, della salute e della sicurezza delle persone. La nostra ceramica Km0 non rilascia sostanze nocive, non contiene plastiche, è resistente agli agenti chimici, impermeabile, anallergica e riciclabile.

Tra le numerose linee di produzione, abbiamo voluto dedicare quelle più prestigiose alla magia della Sardegna, ispirandoci alle sue caratteristiche distintive di cultura, paesaggi, pietre antiche, ma anche a una storia artigiana di arte, tessitura e ricamo.

ABITZAI, vivificare, seminare, restituire all’ambiente, è la parola locale con cui possiamo riassumere lo spirito sardo con cui lavoriamo portiamo avanti la nostra missione e con cui celebriamo il territorio.

Un antenato del prezioso concetto di impronta ecologica.

E le collezioni ABITZAI si ispirano proprio alla natura, agli elementi del legno, della pietra, del metallo e dell’acqua. È in quest’ottica di valorizzazione degli elementi naturali che sono nate le collezioni Abitzai.

Ceramica Mediterranea, un modello di produzione sostenibile

L’attività produttiva di Ceramica Mediterranea si ispira al modello di economia circolare e agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

SDGs obiettivi di sviluppo sostenibile ONU

GOAL 6: ACQUA PULITA E SERVIZI IGIENICO-SANITARI 

La nostra speciale tecnica di macinazione a secco permette un’importante riduzione del consumo d’acqua, passando dal 32/40% della macinazione ad umido a ul 2/4% della macinazione a secco. Oltre all’importante risparmio idrico, la tecnica di macinazione a secco permette una minore produzione di fanghi reflui e meno lavoro per gli impianti di depurazione acque.

GOAL 7: ENERGIA PULITA E ACCESSIBILE

Il nostro impianto è alimentato da 12.000 mq di pannelli fotovoltaici che garantiscono l’autosufficienza energetica dell’azienda. Un sistema di pompe di calore recupera inoltre l’energia termica dai forni per riconvogliarla verso le utenze che lavorano a temperature inferiori.

GOAL 8: LAVORO DIGNITOSO E CRESCITA ECONOMICA

In un’area ad elevato tasso di disoccupazione giovanile, l’azienda ha creato 400 posti di lavoro, soprattutto per i giovani, contribuendo attivamente a una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile della regione, assicurando un ambiente di lavoro sicuro e protetto per tutti i lavoratori.

GOAL 9: IMPRESE, INNOVAZIONE E INFRASTRUTTURE

Investiamo costantemente in ricerca e sviluppo al fine di introdurre innovazione di processo ed efficienza produttiva per garantire un'infrastruttura resiliente, responsabile e sostenibile.

GOAL 12: CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Utilizzo al 100% di materie prime locali con garanzia di produzione di ceramica Km0. Le materie prime utilizzate provengono tutte da cave della Sardegna, in particolare dalle zone di Escalapano, Ardara, Florinas, Ottana e Banari, territori che possono vantare grandi estensioni di diversi tipi di terre argillose, feldspatiche e sabbiose. La lavorazione a secco permette un riutilizzo ottimale delle polveri e residui di lavorazione negli impasti per la produzione di nuovi semilavorati, elimina completamente i costi dello smaltimento e permette importanti risparmi di materie prime.

GOAL 13: LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Il risparmio idrico, l’impiego di energia rinnovabile, il riutilizzo di aria calda come energia termica, l’utilizzo di materiali autoctoni, il recupero degli scarti, l’adozione dell’illuminazione a led e tutte le altre pratiche sostenibili hanno portato a un abbattimento delle emissioni di CO2, pari a 5.500 tonnellate anno.

Uno sguardo al prossimo futuro?

A metà giugno siamo usciti con una nuova linea di produzione molto complessa: Essentzia di Sardinia.

Una bellissima collezione che parte dai colori della terra cruda e che celebra la colorazione della terra in cui sorge, dal rosso polveroso al beige cannella, fino al color cenere della terra bruciata. Il materiale è poi arricchito da decori ispirati al vestiario collettivo della Sardegna del sud, con una grande varietà di disegni geometrici dagli antichi significati legati alla tradizione sarda.

Stiamo ora invece lavorando con grande entusiasmo a una nuova linea di interior design e accessori di arredo. Questo, in particolare, è un progetto cui tengo particolarmente e che desidero realizzare da tempo. Stiamo coinvolgendo anche alcuni designer di fama internazionale, come Carolina Melis che già in passato ha creato alcuni contenuti visual e disegni.

Questo tipo di lavorazione e oggettistica si presta particolarmente, ovviamente, all’utilizzo degli scarti.


Copertina Voices Jacque Fresco

Jacque Fresco, il vero precursore del Circular Design Thinking

Jacque Fresco, ingegnere sociale americano, ha teorizzato un’economia basata sul valore delle risorse naturali e sulle tecnologie per impedirne lo spreco: uno dei capisaldi del metodo del Circular Design Thinking.

“L’uomo è l’animale più stupido. Inquina l’oceano, l’aria, i fiumi, l’atmosfera e le persone! L’uomo si è messo su un piedistallo e crede di essere la forma di vita più evoluta, ma questo è solo un delirio dell’ego. Siamo ancora lontani dall’essere civilizzati. Solo quando impareremo a vivere in armonia e in modo costruttivo daremo inizio all’era della scienza. Non ci siamo ancora arrivati”.
Jacque Fresco

È vero, stiamo distruggendo le nostre risorse naturali. Sprechiamo materia prima perché incastrati in un’economia basata sul denaro e sul potere.

Un'economia basata sulle risorse con il Circular Design Thinking

Il pensiero di Jacque Fresco (New York, 1916/Sebring, 2017) mi ha conquistato fin da subito. Quest’uomo fuori dal comune si è autodefinito disegnatore industriale e ingegnere sociale. Negli anni ha elaborato una serie di teorie educative e comportamentiste, economiche e sociali, architettoniche e urbanistiche, che sono confluite in una proposta complessa, ma concreta, di riprogettazione della società, dove il benessere collettivo rappresenta l’obiettivo primario.

Seguendo la stessa linea di pensiero, con HENRY & CO. abbiamo applicato e strutturato il Circular Design Thinking, un metodo basato sulla coesistenza di molteplici filosofie progettuali adattate al fine ultimo della sostenibilità. La rielaborazione coerente degli strumenti e dei modelli provenienti da teorie eterogenee consente un ampio margine di flessibilità e adattabilità. 

Vuoi scoprire come integrare il Circular Design Thinking al tuo business? Contattaci qui

Tornando a Jacque Fresco, il suo lavoro ha portato a teorizzare un sistema socioeconomico che parte dal presupposto che la Terra è ricca di risorse naturali, e la pratica di razionarle secondo il criterio monetario risulta inappropriato e controproducente per la sopravvivenza stessa del genere umano. 

Primo piano Jacque Fresco
Jacque Fresco, fondatore del "The Venus Project"

E di fatto stiamo letteralmente consumando il Pianeta: c'è accumulo di oggetti, di spazzatura, inquinamento, spreco di risorse naturali e materiali, ma anche di tecnologia e lavoro, impiegati nel modo sbagliato. Un sistema destinato a crollare su sé stesso. 

Secondo Jacque Fresco, invece, le risorse naturali devono essere considerate patrimonio dell'umanità e l'obiettivo è quello di accrescere lo standard di vita di tutte le persone.

Questo modello alternativo di civiltà parte da una visione antitetica a quella del capitalismo e si concretizza nella realizzazione di città sostenibili, autosufficienti e futuristiche. Insomma, città circolari in linea con il paradigma del Circular Design Thinking.

Denaro, proprietà e potere, lasciano quindi il posto al benessere comune, alla condivisione e al riuso delle risorse naturali. 

Ma Jacque Fresco era un visionario, non un ingenuo, e sapeva bene la difficoltà del far cambiare mentalità alle persone: 

“Mi chiedono sempre: – Quanto costerà costruire queste nuove città? – Ma è la domanda sbagliata. L’unica cosa che dovremmo chiederci è: – Abbiamo le risorse per farlo? – Questa è la vera sfida.”
Jacque Fresco

La prima domanda è strettamente legata al sistema monetario. Il denaro è una necessaria convenzione per lo scambio di merci e servizi in un ambiente di scarsità di risorse naturali.

Per cambiare il sistema è necessario introdurre nuovi valori e insegnamenti, aprendo a nuovi scenari. E con un’economia basata sulle risorse naturali, è possibile.

Proseguendo secondo i registri attuali giungeremo inevitabilmente ad una grande crisi globale, cui seguirà un periodo di transizione; la parte più difficile sarà l’accettazione, e poi, il cambiamento. 

Un'economia basata sulle risorse naturali e sul loro riuso

Un'economia basata sulle risorse naturali. È questa la soluzione geniale proposta da Jacque Fresco: se l’umanità scegliesse di condividere le risorse naturali del pianeta, troverebbe anche il modo di preservarle e gestirle in modo responsabile, sviluppando un ciclo virtuoso più efficiente e sostenibile che promuove abbondanza di risorse e di elementi. 

L’obiettivo finale è quello di non creare nulla di nuovo, ma di ripensare le risorse per creare alternative più sostenibili secondo la filosofia del riuso, un utilizzo più attento delle risorse naturali e una gestione del fine vita più efficiente. 

E se il design riguarda la società e il modo in cui interagisce con gli oggetti, allora anche anche questa disciplina può cambiare le abitudini di uso e di consumo, contribuendo all'obiettivo della sostenibilità ambientale. E il Circular Design Thinking, a tal proposito, permette di ripensare a 360° l’interazione con il prodotto e la sua progettazione a partire da risorse che sono già state sfruttate, per allungarne il Ciclo di Vita.

Jacque Fresco, già negli anni ‘90, con Roxanne Meadows, sua stretta collaboratrice e compagna di vita, ha dunque coniato il termine e il significato di Resource-Based Economy (RBE) o "economia basata sulle risorse". 

Ripresa dall'alto Venus Project
The Venus Project

Circular Design Thinking ed Economia delle risorse per una civiltà globale sostenibile

La Resourced-Based Economy di Fresco, come il Circular Design Thinking, apre a un'affascinante visione alternativa che permette di sviluppare una nuova idea di civiltà globale sostenibile.

Vere e proprie città circolari che, grazie a tecnologia e scienza, diventano dei micro-cosmi a impatto ambientale zero, come il Venus Project.

“Il Venus Project sostiene che se non vuoi la guerra, se non vuoi la povertà, se non vuoi la fame, la disoccupazione, le dispute territoriali e tutti gli altri conflitti e problemi sociali, devi dichiarare la Terra patrimonio comune, di tutte le persone del mondo. Questo è l’unico modo per eliminare tutti i fattori che determinano arroganza e aggressività, paralizzano la nostra società e le impediscono di crescere”

Un’economia basata sulle risorse si concentra su di esse e non sul denaro; merci e servizi sono disponibili e valgono per il loro utilizzo e riutilizzo, non per un'aleatoria attribuzione monetaria.

Una società così concepita prescinde e affranca da ogni interesse politico ed economico, mettendo al centro solo l’interesse per la sopravvivenza dell’umanità e del pianeta.

Questo non implica un regime ideale di irreprensibilità etica o l’anarchia, ma una misurazione scientifica e ponderata della distribuzione delle risorse naturali e delle tecnologie.

Infatti, sono disponibili e condivise le materie prime, ma anche la conoscenza e i meccanismi per ottimizzarne l’impiego; perché l’innovazione è parte cruciale di ogni approccio rivoluzionario e deve essere diffusa in modo da poter essere a completo servizio dell’uomo e del Pianeta. Ancora una volta, parliamo di Circular Design Thinking.

Un Pianeta che, in futuro, non sarà gestito dalla politica e dall’amministrazione pubblica, ma da un grande computer centrale. Efficiente e super intelligente. Come nei migliori film di fantascienza. Del resto, come ricorda Jacque Fresco:

“Una macchina così sofisticata non ha emozioni e quindi non è corruttibile”


Copertina Pircher per #VOICES

Il legno come risorsa rinnovabile e sostenibile: la gestione responsabile di Pircher

HENRY & CO. incontra Pircher e la sua passione per il legno: una famiglia che da tre generazioni sviluppa il suo business in collaborazione con la Natura grazie a legni certificati PEFC e unione e rispetto per il territorio.

Pircher, passione condivisa per il legno

Anche in tempi di crisi e di incertezza per il futuro, il legno cattura le attenzioni di chi ha deciso di rinnovare sfruttando il fascino classico e naturale di questo materiale, sostenibile e versatile. E sì, anche io ho ceduto al fascino di questa bellezza rustica e genuina.

Sono Alex di HENRY&CO. e scrivo questa puntata di #VOICES dalla mia postazione, un appezzamento di rovere, parte di una imponente tavola grezza che condivido con i miei colleghi. Un’originale scrivania naturale, ricavata da un enorme rovere caduto a Ferrara e recuperato per creare un pezzo d'arredo unico. Un po' come fa Pircher.

Legno e design, una coppia vincente

Proprio la passione condivisa per questa materia prima ci ha portato a voler incontrare e raccontare la famiglia Pircher, che lavora il legno da tre generazioni, attribuendo sempre grande importanza alla tradizione e alla sostenibilità che questo materiale contempla.

Strutture Pircher in legno sostenibile dell'Alto Adige
© Copyright Pircher

L’Alto Adige, la sua cultura e le sue tradizioni, hanno plasmato i novant’anni di vita dell’azienda. La varietà di alberi dell’Alto Adige, come la disponibilità di specie legnose, non potrebbe essere più ampia: dall’abete rosso al cirmolo, dall’acero di monte all’ippocastano fino al salice caprino, la scelta è davvero vasta. 

Ma nutrire un forte amore per questa materia naturale significa anche avere un rapporto responsabile con questo materiale naturale, limitando l’impatto ambientale nella raccolta e nella lavorazione della materia prima, ma soprattutto tenendo sempre sotto controllo l’impronta ecologica per lavorare e mantenere l’equilibrio.

Pircher si è da sempre assunta l’impegno etico di prendere decisioni responsabili e sostenibili a favore dei boschi, della regione e di coloro che la abitano. E questo nella piena consapevolezza che solo un rapporto di rispetto reciproco tra azienda e natura, può generare l’equilibrio per il beneficio e la sopravvivenza di entrambi.

Accessori in legno sostenibile Pircher
© Copyright Pircher

Edificio in legno sostenibile Pircher
© Copyright Pircher

Spazio alle linee di produzione sostenibili

Seguendo questi principi, l’assortimento sta arricchendosi di nuove linee di produzione. Per quanto riguarda il mondo dell’arredo outdoor, Pircher si sta impegnando a ridurre gradualmente la storica linea di prodotti Tartaruga (con legni impregnati in autoclave), sostituendola con legni “organici” brevettati di origine Svedese e Norvegese: Organowood e Kebony.

OrganoWood® è un legno modificato al silicio e dotato di certificato ambientale, ideale per la realizzazione di facciate e terrazze. La tecnologia OrganoWood® è stata sviluppata per modificare legno di pino e abete rinunciando totalmente all’impiego di sostanze tossiche e nocive. Questa tecnologia brevettata, che aumenta la resistenza e la capacità di conservazione anche in condizioni ambientali molto difficili, si ispira al naturale processo di fossilizzazione, nel quale i minerali penetrano nel materiale organico mineralizzandolo.
La tecnologia Kebony® è un procedimento ecologico, sviluppato e brevettato in Norvegia. Il trattamento permette di trasformare il legno tenero in materiale duro ad alta prestazione, che in termini di estetica e di performance non ha nulla da invidiare ai legni duri di origine tropicale.

A queste si aggiunge il larice, a km0, dal quale nasce la linea per il giardino dal design eco-friendly: Bioline

Il legname usato per i prodotti Bioline proviene da boschi a deforestazione controllata e gestiti secondo i criteri internazionali di sostenibilità delle foreste. Caratteristica che ha permesso all'azienda di essere certificata PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification). Grazie all'utilizzo di questo legname le foreste vengono mantenute sane e rispettate.

Con le risultanze di lavorazione del legno di alta qualità, Pircher produce gli Eco bricchetti Pircher 100% naturali e privi di sostanze chimiche. I bricchetti vengono poi venduti nei punti vendita fai da te come fonte di riscaldamento per le abitazioni dando così una seconda vita al legno.

Pavimenti e strutture in legno sostenibile Pircher
© Copyright Pircher

VOICES: la parola a Claretta Dondi, Marketing & Communication Specialist

HENRY & CO.: “Buona parte del fatturato di Pircher è legato al mondo della creatività e del fai da te, in questo periodo in cui l’attenzione per la casa e il giardino è cresciuta particolarmente, avete rinnovato o implementato i prodotti e le linee dedicate?"

Claretta Dondi: “Noi lo chiamiamo effetto nido. Il desiderio crescente di valorizzare la casa e, senza stravolgere nulla, dare nuova vita all’appartamento, al terrazzo, al giardino. Il nostro compito è quello di fornire materiale di qualità alle persone. Accompagnando, sostenendo e dando spazio alla loro creatività. Prodotti finiti, assemblati, semilavorati, perline, listelli. Tutti prodotti con cui poter scatenare la fantasia e realizzare piccoli progetti

HENRY & CO.: Ti viene in mente un prodotto in particolare delle linee outdoor che ci consiglieresti o raccomanderesti per le nostre case?

Claretta Dondi: “Sicuramente le pavimentazioni bioline, per terrazze e giardini. Abbiamo sviluppato una linea premium, senza nodi, che dona una bellissima luce agli spazi. Insieme agli altri elementi della linea (come frangivento e grigliati), si possono creare piccole oasi sul terrazzo o in giardino, per sistemare una sdraio o un barbecue. Siamo riusciti a creare effetti speciali estetici e prestazionali con trattamenti completamente naturali e con risultati migliori di quelli ottenuti dai trattamenti chimici. Questa è stata una doppia vittoria…il migliore prodotto per Pircher, per il consumatore e per l’ambiente!

Un risultato win-win. Vincente per tutti. Ci piace tanto questa espressione idiomatica inglese in cui si rende bene l’idea del reciproco vantaggio e beneficio. Una qualsiasi operazione che non scontenti o danneggi alcuno dei soggetti coinvolti. 

E ancora più, ci piace quando uno dei due soggetti è il nostro Pianeta.


Copertina Voices eco store riuso cartucce

Riuso: la quinta R dei rifiuti applicata alle cartucce ricaricabili Eco Store

20 anni fa Eco Store ha creduto nel riuso e nella ricarica della cartucce. Oggi supera i 3,5 milioni di cartucce ricaricate, segnando un traguardo importante nella lotta contro la generazione di rifiuti.

Il riuso secondo Eco Store, l'idea delle cartucce ricaricabili

Dalle cartucce, fino alle confezioni, tutto è stato ed è pensato e sviluppato in ottica di RE-USE, riuso, in sintonia con le 5R della sostenibilità.

Negozio e cartucce riusabili Eco store
Negozio © Copyright Eco Store

Un processo, quello voluto dall’azienda fondata da Alessandro Gerardi, studiato per alimentare un circolo virtuoso nella lotta allo spreco, a partire dal piccolo negozio di Milano dal quale partì l’avventura il 6 marzo 2001.

…e come spesso accade nei migliori casi di successo, tutto accadde quasi per caso; quando un cliente, ha chiesto fosse possibile ricaricare la cartuccia, anziché renderla rifiuto e sostituirla. Un esperimento.  - ci racconta Federica Gerardi, Marketing and Communication Manager per Eco Store - E così è stato. In un paio di anni i negozi sono diventati una trentina, e poi abbiamo sviluppato il franchising e oggi siamo circa 300 tra italia e svizzera.

L’obiettivo principale fin dall’inizio è stato quello di offrire un’alternativa ai prodotti originali che fosse economicamente conveniente, eco-sostenibile e soprattutto di qualità. Il riuso delle cartucce riassume e sintetizza questi principi.

I prodotti rigenerati e compatibili a marchio e le cartucce vuote ricaricate grazie al sistema esclusivo Ink Evolution sono infatti tutti garantiti da un rigoroso test di qualità offrendo al cliente un risparmio che va dal 40% all’80% senza rinunciare alla qualità.

E nel 2021, dopo 20 anni, Eco Store festeggia 3 milioni e mezzo di cartucce ricaricate. E la R di riuso.

Schermo lettura barcode Eco Store
sistema di ricarica cartucce © Copyright Eco Store

Macchinari riciclo cartucce eco store
sistema di ricarica cartucce © Copyright Eco Store

Per questo motivo, il pay off RE-USE IS THE FUTURE, è ora evoluto in THE FUTURE IS NOW.

“Siamo partiti da una cartuccia e l’abbiamo resa ecosostenibile ed economica.
Abbiamo reso la cartuccia ricaricabile fino a 5 volte, e abbiamo conquistato la fidelizzazione, coinvolgendo nel processo virtuoso il consumatore.

Abbiamo poi pensato al pack, o meglio al ReSpack, realizzato interamente in carta da macero

e riciclabile al 100%. Un involucro che se riportato in negozio riduce lo spreco e dà diritto a

uno sconto. Ma non ci fermiamo qui.

Fedeli al concetto di riuso, moltiplichiamo la sua potenzialità su altri segmenti dell’elettronica di consumo, e abbiamo avviato due spin off, dedicati a riparazione e rigenerazione di smartphone ricondizionati (FixToFix e Ekventi). L’evoluzione digitale, non annienterà il mondo della stampa, ma certamente lo modificherà.

La storia ci insegna che niente svanisce e nulla finisce; il nostro compito è prenderne atto allungare il più possibile la vita a ogni oggetto, o dargliene una seconda. Il riuso”

Federica Gerardi.

Il decreto delle 5 R dei rifiuti

24 anni fa, l’allora Ministro dell’Ambiente, Edoardo Ronchi, presentò la legge che rivoluzionò il sistema di gestione dei rifiuti in Italia. Il Decreto Legislativo 5 Febbraio 1997, n° 22, conosciuto come Decreto Ronchi, venne emanato per rendere efficaci le direttive europee sui rifiuti urbani, sui rifiuti pericolosi e sugli imballaggi.

Infatti, fino a quel momento, lo smaltimento in discarica era la modalità più diffusa e la legislatura in merito era lacunosa. La raccolta differenziata si attestava al di sotto del 9% e l’80% dei rifiuti solidi urbani veniva smaltito in discarica.

La legge è passata alla storia come la strategia delle 5R dei rifiuti che ancora oggi rappresenta alla perfezione l’importanza del vivere con zero sprechi: 

  • Riduzione, ossia la concreta riduzione all’origine dei rifiuti, a livello pubblico e privato per diminuire i prodotti - destinati alla discarica;
  • Riuso, che propone il nuovo utilizzo del bene in un'ottica di circolarità;
  • Riciclo, quindi la trasformazione di materiali di scarto e rifiuti in nuove risorse o beni attraverso processi industriali;
  • Raccolta, che vede il cittadino protagonista assoluto del giusto conferimento dei rifiuti agli appositi raccoglitori e con le differenti modalità di raccolta per ridurre il volume finale degli scarti;
  • Recupero di materia prima, e soprattutto di energia a partire dai rifiuti;
Cartuccia eco store riutilizzabile
Cartuccia © Copyright Eco Store

20 anni fa il Decreto Ronchi ha aperto la strada  a una moderna gestione dei rifiuti, con misure essenziali e necessarie, trasformando il concetto di rifiuto in risorsa.

Ma per la conversione dalla teoria alla pratica si è dovuto aspettare ancora diversi anni. Le realtà che fin dall’inizio hanno puntato l’attenzione sull’ambiente e sulle tematiche ad esso legate, sono pochissime.

Per questo ci ha colpito la storia delle cartucce riciclabili di Eco Store, che già oltre venti anni fa, ha avuto la lungimiranza di scommettere sull’eco-sostenibilità, ma soprattutto sulla seconda “R”, riuso e riutilizzo. 

Scopri di più su www.ecostore.it

Re-use the future is now
© Copyright Eco Store

Un esempio di Circular Design Thinking

Comprensione, Definizione, Sviluppo e Pubblicazione. I macrostep che guidano i modelli basati sul Circular Design Thinking, e in cui possiamo ricostruire a ritroso il percorso di Eco Store.

Sono state esplorate nuove opportunità in grado di portare valore agli stakeholder e all’ambiente (Comprensione); ci si è posti un obiettivo più sostenibile e un percorso per raggiungerlo (Definizione), trasformando il prodotto in un servizio. Il brand ha poi implementato il sistema Ink Evolution nella fase di sviluppo. La fase di pubblicazione ha contemplato i test pre e le valutazioni post.

Ma ciò che rende ancora più virtuoso il percorso fatto, è l’aver adottato un modello con cui continuare a confrontarsi e generare know-how.


Gestione rifiuti durante la pandemia copertina VOICES

Gestione dei rifiuti durante la pandemia, il resoconto di Italia del Riciclo

Quali effetti ha avuto la pandemia sulla gestione dei rifiuti? Ce lo spiega Italia del Riciclo, il rapporto annuale sul riciclo e il recupero dei rifiuti, che nonostante i disagi dovuti ai lockdown ha evidenziato un trend di crescita costante nella quantità dei rifiuti raccolti e riciclati e nello sviluppo tecnologico che ha consentito di raggiungere vere e proprie vette di eccellenza europea. 

Gestione rifiuti durante la pandemia copertina VOICES

Negli ultimi undici anni l’Italia del Riciclo, il rapporto annuale sul riciclo e il recupero dei rifiuti, ha continuato a evidenziare un trend di crescita costante nella quantità dei rifiuti raccolti e riciclati e nello sviluppo tecnologico che ha consentito di raggiungere vere e proprie vette di eccellenza europea. 

L’edizione 2020 del Rapporto annuale “L’Italia del riciclo”, curato da FISE Unicircular Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, contiene un focus dedicato all’impatto della pandemia sulle attività del riciclo.

Perché pandemia e lockdown, con il divieto di circolazione e la chiusura di molte attività economiche, hanno di fatto avuto effetti anche sulla gestione dei rifiuti, pur se diversificati a seconda delle filiere.

La priorità per Consorzi e  imprese, anche nei mesi di emergenza, è rimasta quella di garantire su tutto il territorio nazionale la continuità del servizio di ritiro e avvio al riciclo, cercando di prevenire la saturazione degli impianti e una crisi del sistema. 

Il mercato dei materiali riciclati, durante il lockdown e nei mesi successivi, è stato strettamente collegato alle variazioni della domanda di materiale da riciclo e all’operatività, o blocco, dei settori applicativi a valle. Molti mercati penalizzati da una domanda già debole a causa delle difficoltà dei comparti utilizzatori (su tutti automobilistico e costruzioni), hanno subito un ulteriore rallentamento. 

Oggi, possiamo affermare che non è sbagliato ipotizzare che i dati relativi alla prima metà dell’anno potrebbero essere, per alcune filiere, rappresentativi di quello che emergerà dal consuntivo di fine anno, considerato l’andamento dell’emergenza sanitaria e le misure di contenimento prese negli ultimi sei mesi del 2020. L’industria produttiva non ha subito nuovi stop, ma quella del consumo sì, food e non food. Da non trascurare inoltre l’effetto accumulo: se la prima ondata è stata caratterizzata dal disorientamento, la seconda si è sommata alle sofferenze di mercati e consumi già registrate con la prima, a volte amplificandole.

Gestione dei rifiuti durante la pandemia

La gestione dei rifiuti nel primo semestre 2020

I dati dei primi sei mesi del 2020, compresi dunque i due mesi di lockdown, hanno registrato un incremento del 5% per i conferimenti di rifiuti da imballaggio al sistema CONAI rispetto allo stesso periodo 2019: aumento per vetro, plastica, carta/cartone e acciaio, calo per alluminio e legno. 

Ha subito importanti riduzioni la raccolta per tutte le filiere collegate alle isole ecologiche (per esempio i RAEE) e quelle legate alle realtà industriali e commerciali che sono state costrette a interrompere o diminuire l’attività di produzione.

Calo del 15% per il rifiuto organico. L’aumento dei rifiuti domestici non ha compensato il calo proveniente dalle utenze collettive come mense, ristoranti, pubblici esercizi. Equilibrio che si è poi ristabilito con la ripresa di tutte le attività produttive, commerciali, turistiche. 

Le differenze territoriali della raccolta sono state ovviamente rilevate in modo più marcato nei Comuni ad elevata vocazione turistica. 

L’emergenza COVID-19 ha portato anche a un peggioramento della qualità della raccolta, specialmente nei mesi critici tra marzo e maggio.

Trattamento e valorizzazione

Le operazioni di trattamento e raccolta hanno vissuto momenti di allarme connessi al rallentamento di alcune attività industriali o al blocco totale di molte altre, con conseguente crisi degli sbocchi a valle del trattamento. Il rischio di saturazione degli stoccaggi di impianti di selezione, di riciclo e di termovalorizzazione sono stati in parte scongiurati con la circolare del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio del marzo 2020 che ha invitato le Regioni a prevedere deroghe straordinarie alle capacità di stoccaggio degli impianti autorizzati.

Materie prime seconde

La situazione del mercato delle Materie Prime Seconde (MPS) durante il lockdown e i mesi successivi è stata eterogenea da filiera a filiera e collegata all’effettiva domanda di materiale da riciclo e all’operatività o meno dei settori applicativi a valle. 

Tutta la filiera collegata al settore alimentare e quello sanitario ha avuto necessità di approvvigionamenti. Segno negativo, invece, per tutti gli altri comparti, sottoposti a lockdown. 

Questa crisi ha determinato, da un lato, una minore richiesta di MPS in alcuni settori tradizionali di utilizzo (come l’alluminio riciclato nel settore dell’automotive) e, dall’altro, una maggiore competizione da parte delle materie prime vergini per il crollo dei loro prezzi.

Gestione rifiuti pandemia lockdown

La soluzione per sostenere il settore della gestione dei rifiuti

Tra gli effetti della pandemia si contano anche i ritardi, i rallentamenti e i tagli degli investimenti programmati nel settore della gestione dei rifiuti e i ritardi dovuti anche all’ulteriore rallentamento della Pubblica amministrazione nel rilascio e/o aggiornamento delle autorizzazioni e nelle procedure di gara. 

La riduzione dei ricavi è stata determinata da diversi fattori, tra cui i minori quantitativi di materiale e ribasso delle tariffe in ingresso agli impianti; crollo del contributo ambientale versato ai Consorzi a causa della riduzione delle vendite; aumento dei costi per misure necessarie a far fronte all’emergenza; crollo delle quotazioni delle materie prime seconde. 

Per stimolare il riciclo e l’economia circolare del settore dei rifiuti il Rapporto 2020 raccoglie la richiesta degli operatori del settore di semplificazione normativa e burocrazia e un’accelerazione dei processi autorizzativi. Il sistema italiano del riciclo potrà poi proseguire nel suo percorso di crescita quantitativa e qualitativa solo se verranno recuperati i ritardi e le carenze impiantistiche ancora presenti in alcune zone del Paese. 

Con l’aumento della quantità di rifiuti riciclati, è inoltre necessario promuovere un impiego più consistente dei materiali generati dal riciclo dei rifiuti, rafforzando il ricorso a prodotti e beni riciclati negli acquisti pubblici verdi (Green Public Procurement) e introducendo l’obbligo, per determinati prodotti, di un contenuto minimo di riciclato, anticipando le azioni previste dal nuovo Piano europeo sull’economia circolare. 

Infine, occorre che i prezzi riflettano i reali vantaggi e i reali costi ambientali. E quando non possibile, intervenire con il contributo ambientale, o con la fiscalità, per disincentivare pratiche con impatti negativi sull’ambiente e favorire i prodotti circolari.

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Blockchain, la tecnologia digitale per la transizione ecologica

La Blockchain rappresenta indubbiamente una delle più importanti innovazioni nell’ambito delle tecnologie digitali; inizialmente collegata alla sola sfera finanziaria, e alle criptovalute, oggi potrebbe essere un ottimo strumento per favorire la transizione ecologica.

Cosa è la Blockchain?

Ma quindi, che cos'è la blockchain? Letteralmente “catena di blocchi”, si tratta di un registro, un database distribuito, decentralizzato e crittografato, che permette di archiviare i dati inseriti in modo sicuro e indelebile, certificandone la provenienza ed impedendone la contraffazione.

La struttura distribuita rende possibile la totale disintermediazione: ogni operatore della rete, “nodo”, detiene una copia dell’intera storia del database. I nodi che provano ad inserire dati in contrasto, vengono estromessi.

Le blockchain possono essere permissionless e permissioned, a seconda che sia concesso o meno di diventare un nodo della rete o che sia necessaria un’autorizzazione.

Blockchain transizione ecologica

La scrittura delle informazioni è gestita da contratti intelligenti, gli smart contract, che assicurano che chi scrive i dati ne abbia l’autorizzazione e che i dati inseriti rispettino alcuni principi stabiliti. L’Italia ha dato valore legale alla blockchain e agli smart contract a fine gennaio 2019, con un emendamento approvato dal Senato, al disegno di legge sulle semplificazioni del pacchetto Stabilità 2019.

Questa tecnologia può essere applicata a qualsiasi risorsa che deve essere archiviata, distribuita o negoziata, che sia denaro, beni, proprietà, lavoro o persino voti. In quest’ottica, le modalità attraverso le quali sarà possibile utilizzare questa tecnologia in chiave sostenibile sono molteplici.

La Blockchain a servizio della transizione ecologica con il tracciamento dei rifiuti

Nonostante la blockchain non sia ancora diventata mainstream, i suoi utilizzi stanno aumentando esponenzialmente, grazie alle molteplici possibili applicazioni. Il tracciamento di filiera, primo fra tutte.

Come tecnologia di certificazione, risulta infatti particolarmente adatta a gestire i processi e i sistemi di approvvigionamento di materie prime e di materie prime seconde nelle diverse fasi del trattamento dei rifiuti.

La tracciabilità, l’approvvigionamento dei materiali, la produzione, il consumo e la gestione del fine vita, sono essenziali per garantire il recupero, il riuso e il riciclo di materia, evitare gli sprechi, ed effettuare un corretto smaltimento. Una condizione essenziale per favorire la circolarità.

blockchain sostenibilità

La tecnologia blockchain inserisce un importante fattore di risparmio economico, perché elimina la necessità di audit di soggetti terzi per l'efficienza, evidenziando i passaggi ridondanti o inutili, e di posizionamento, grazie alla totale trasparenza e visibilità di comportamenti ambientali ed etici. Si dimostra inoltre un efficace strumento di prevenzione del traffico illecito di rifiuti e del fenomeno delle cosiddette ecomafie.

La blockchain potrebbe anche prestarsi a supportare la tracciabilità internazionale nell’ambito delle spedizioni transfrontaliere di rifiuti, dei sottoprodotti o prodotti derivanti da processi End of Waste, garantendo che il materiale venga trattato dagli altri paesi in maniera conforme al proprio.

Il tracciamento degli imballaggi in metallo

La prima sperimentazione di questo tipo di applicazione di blockchain è stata fatta sul ferro da imballaggi riciclato presso l’impianto di ECOLOGICA TREDI, anche al fine di rendere più celere e sistematica la rendicontazione di tale attività a RICREA (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi acciaio).

blockchain transizione ecologica ferro

Notarizzando tutte le operazioni che coinvolgono imballaggi in ferro è possibile tracciare l’intera lavorazione e l’effettivo riciclaggio del ferro da essi ottenuto. Ogni singola lavorazione è identificata da un codice univoco e ogni informazione inserita all’interno della blockchain diventa immodificabile, incensurabile e trasparente. È così possibile operare un tracciamento completo di ogni partita gestita da Ecologica Tredi.

Il settore della gestione rifiuti – ci spiega Enrico Filippi, Direttore Commerciale di Ecologica Tredi - è oggi governato da un sistema normativo rigido e vincolante per tutti gli operatori della filiera e, pur con l’adozione di software gestionali specifici, è tutt’oggi basato sulla produzione, lo scambio e l’archiviazione di documenti in formato cartaceo, che sono principalmente: il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) e il Registro di carico e scarico dei Rifiuti.

Con il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), tra il 2012 e il 2018, il Ministero dell’Ambiente ha provato ad introdurre un sistema informatico centralizzato per la tracciabilità dei rifiuti, ma molteplici fattori ne hanno determinato la fine.
Ma è certo che la via della digitalizzazione sia l’unica percorribile per una gestione sostenibile ed efficiente dei rifiuti e la blockchain sarà certamente la tecnologia di riferimento.

Abbiamo dunque scelto di andarle incontro, prendere dimestichezza e fare palestra, per imparare a conoscerla e gestirla, piuttosto che doverla subire quando ci verrà imposta

Registro dati su registro
Estratto video Ricoin

Per questo motivo abbiamo scelto di creare, con grande investimento e sforzo iniziali, la blockchain RICOIN. Siamo più che convinti che sia davvero la tecnologia con cui ci scontreremo o ci incontreremo nei prossimi anni. Trent’anni fa, l’utilizzo di internet e del sito aziendale sembrava avveniristico, oggi, lo stesso atteggiamento pioneristico, speriamo possa esser vincente.

Ma c’è un altro elemento di grande rilevanza emerso da questa nuova impegnativa avventura. Il concetto di condivisione e diffusione.

La Blockchain è una tecnologia distribuita. ECOLOGICA TREDI, con RICOIN, ha avviato un percorso di digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti, ma ora deve essere diffuso, condiviso, scalato.

Questo concetto rappresenta un cambio epocale rispetto al tradizionale approccio aziendale, una svolta culturale. È questa la lezione più interessante che abbiamo portato a casa da questa esperienza.

L’imprenditoria tradizionale ha sempre trattato il proprio know how come un prezioso segreto aziendale da custodire con gelosia, il plus che la rende più competitiva delle altre.

Quando siamo entrati in contatto con il mondo della blockchain, siamo stati coinvolti in un mondo completamente diverso, fatto di condivisione e confronto. Un approccio diverso, che vedo proprio nella partecipazione diffusa la possibilità di fare qualcosa di grande.

Così se RICOIN, resta prerogativa al 100% solo di Ecologica Tredi, avrà il monopolio di un progetto che va poco lontano, mentre condividerlo con un numero sempre maggiore di realtà, accrescerà il suo valore. Portando vantaggio distribuito.

Questo prototipo di blockchain, RICOIN, è stato sviluppato da PDC Academy ed è già programmato per essere applicato ad altre tipologie di rifiuto, ad ogni software di gestione rifiuti e a tutti i soggetti della filiera. Configurato come permissioned, ovvero non gestito da un ente centrale, prevede comunque un protocollo di autorizzazione perché nuovi nodi validatori (server dedicati a supportare la blockchain) e utenti possano poter partecipare alla crescita dell’ecosistema.

RICOIN permette anche lo scambio di messaggi e di file e l’esecuzione di votazioni tra account certificati, utile, ad esempio, quando si deve autorizzare un nuovo utente attivo.

Trascrivere le informazioni relative a processi su un registro immutabile, trasparente e decentralizzato, rappresenta un notevole passo avanti per la rendicontazione di tutte le attività che possono essere considerate critiche per il loro potenziale impatto verso la società e l’ambiente.

blockchain ricoin
Estratto video Ricoin

Proprio per queste sue caratteristiche, la blockchain potrebbe rivelarsi un utile strumento per favorire la transizione ecologica verso il paradigma di un’economia circolare.

Una tecnologia che obbliga alla trasparenza – ci spiega Leonardo Vescovo co-fondatore ed amministratore delegato di PDC Academy - non può che far bene all’ambiente, perché va a eliminare, o comunque scremare, quelle realtà che in modi diversi giocano a nascondino. Un metodico e corretto tracciamento della filiera, si pone come valido correttivo rispetto alla irresistibile tendenza umana di trovare espedienti per aggirare regole e uscire dal tracciato impegnativo delle rigidità istituzionali. Più sono i livelli di controllo, più è difficile barare, più ci si avvicina al livello di sicurezza ottimale.

Il modello della blockchain, inoltre, rappresenta in modo esemplare il concetto di sharing economy.

La blockchain è per sua stessa natura decentralizzata, e contempla dunque necessariamente una decentralizzazione anche dei profitti - prosegue Leonardo Vescovo. Se alcune aziende possono beneficiare di un ritorno economico, grazie alla scelta di trasparenza, questo beneficio potrà essere condiviso tra le parti coinvolte.

PDC Accademy crede fermamente in questo approccio, e sta avviando diverse collaborazioni per implementare questa tecnologia. Certo in un mondo utopico sarebbe ideale fossero Consorzi e Istituzioni a dare impulso e diffondere queste innovazioni tecnologiche, ma sappiamo bene che spesso sono gli imprenditori illuminati a investire e scommettere per primi in quelli che diventano poi i trend vincenti del futuro.

https://www.youtube.com/watch?v=tteoIRxUDuA&feature=emb_title

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