voices packaging cosmetico

Packaging cosmetico: la problematica della sostenibilità nell’industria della bellezza

Diverse aziende sono già attive per offrire una tipologia di packaging cosmetico il più possibile neutrale dal punto di vista dell'impatto ambientale, privilegiando soluzioni zero waste e minimali. Tuttavia, sarebbe auspicabile un approccio settoriale più incisivo e condiviso. Ma in quale modo? E come si progetta un tipo di packaging sostenibile? Lo vediamo in questo articolo, dove analizzeremo quali sono gli step e i fattori da tenere a mente per un packaging per la cosmetica a impatto ambientale ridotto.

L’industria cosmetica sta dimostrando una forte capacità di resilienza rispetto alla crisi generata dalla pandemia. A guidare le produzioni saranno soprattutto i nuovi valori legati alla sostenibilità ambientale, una scelta in parte obbligata dall’obiettivo globale e condiviso di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Packaging cosmetico neutro

Il settore cosmetico fa largo uso di flaconi, tubi e vasi in PE e PET per confezionare, imbottigliare e dosare. Ma non solo. 

La cosmesi tradizionale utilizza spesso le plastiche come ingredienti nelle formulazioni: materiali dalla granulometria finissima con azione esfoliante, levigante e detergente, in alcuni prodotti per capelli, per bambini e in diversi prodotti di make up. 

In Italia, dal 1° gennaio 2020, è entrata in vigore la Legge di Bilancio 2018 che ha ufficialmente posto il divieto di utilizzare microplastiche all’interno dei cosmetici da risciacquo.

Packaging cosmetico sostenibile o zero waste?

Sollecitata da una forte esigenza di trasparenza e responsabilità nei confronti del consumatore, l’industria cosmetica nazionale continua ad investire in ricerca e innovazione sul packaging cosmetico e sul resto della filiera: dalla formulazione alla produzione alla distribuzione, è stata avviata un'importante revisione di ingredienti, materie prime e sistemi di produzione, ma anche di processi produttivi innovativi a emissioni ridotte, ideati per ridurre la quantità di materiali di imballaggio e di nuovi materiali per il confezionamento. E qua entra in gioco un'importante differenza da conoscere.

Packaging cosmetici sostenibili e contenitori per cosmetici zero waste non sono la stessa cosa.

Quello sostenibile punta a ridurre la propria impronta ambientale ed è realizzato con materiali non inquinanti (dal bamboo al vetro ); quello zero waste punta ad azzerare il proprio impatto ambientale ed è un imballaggio che tende a un ciclo di vita circolare, comprendendo le fasi di utilizzo, riutilizzo o riciclo, secondo il metodo del Circular Design Thinking.

Come progettare packaging cosmetici in un'ottica sostenibile

Packaging refillable
Prototipo di packaging di deodorante refillable di HENRY&CO.

Esistono diverse tipologie di packaging cosmetici, e la loro progettazione implica un percorso che parte da una profonda responsabilità e consapevolezza dell'impatto che si ha sull'ambiente. Nel caso dell'industria cosmetica, bisogna considerare l'ampiezza del mercato della cura della persona, che sfiora i 490 miliardi di dollari l’anno. Consapevoli del loro ruolo, molte multinazionali hanno già avviato dei processi di conversione verso prodotti più green. Diventa dunque indispensabile ripensare il ciclo di vita del packaging e rispettare i principi delle 5R della sostenibilità: Ripensare, dunque reinterpretare i materiali per riutilizzarli in una prospettiva circolare, Riciclare, Rimuovere i materiali in eccesso, Ridurre e Rinnovare, in modo da minimizzare l'impronta ambientale.

Per fare un esempio concreto, prendiamo il caso di un'industria di packaging per cosmetica che si è rivolta a HENRY & CO. con l'obiettivo di ridurre il consumo di plastica e lo spreco di materie prime proponendo packaging cosmetici per deodoranti ricaricabili e a impatto ambientale contenuto.

Ci siamo dati dei punti chiave per lo sviluppo del design di contenitori per cosmetici a impatto ridotto:

  • Modifiche minime: leggeri interventi all’estetica del prodotto mantenendo immutato il meccanismo di funzionamento
  • Ricariche Eco: ricariche che impattano poco sull’ambiente attraverso l’utilizzo di packaging riciclabili/compostabili
  • EASY-TO-USE: facilità di utilizzo dei prodotti nella fase di ricarica, senza mai venire a contatto diretto col deodorante

Il risultato è un packaging cosmetico refillable in cartoncino rigido, perfetto per l'esposizione e per rendere riconoscibile il prodotto, la cui ricarica viene effettuata senza dover aprire il flacone, ma direttamente dall’uscita del deodorante. Sono stati pensati due possibili packaging per la ricarica, entrambi riciclabili: uno in cartoncino e l’altro in carta. Durante il cambio, l’utente non viene mai a contatto con il nuovo deodorante, così da garantire la massima igiene. Abbiamo dunque cercato di ragiornare in un'ottica di circolarità per offrire la massima performance, sia per il consumatore, che per l'impresa e per l'ambiente. A partire dalla problematica presentataci dal cliente, ovvero quella di proporre delle confezioni facilmente riciclabili garantendo estetica e igiene, siamo giunti a una proposta efficace. La chiave è stata la metodologia del Circular Design Thinking, che consente di ragionare prima dal punto di vista dell'esperienza utente e poi di proporre una soluzione.

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Packaging cosmetici, la rivoluzione dei prodotti solidi, nudi o ricaricabili

Cosmetica zero waste

Alcuni brand offrono invece prodotti solidi equivalenti a prodotti liquidi sotto forma di panetti. Questa soluzione "all in packaging", applicata a una vasta gamma di prodotti cosmetici come shampoo, balsamo e dentifrici, detergenti e solari, permette all’industria cosmetica un grande risparmio di plastica, soprattutto di quella monouso.

Alcune aziende stanno sperimentando il lancio di prodotti privi di imballaggi al 100%. La scelta della confezione nuda è piuttosto audace e si presta soprattutto per le bombe da bagno, i bubble bar, lo shampoo bar, creme solide per massaggi e oli da bagno.

Un’altra strada per diminuire gli eccessi dei contenitori per la cosmesi, e allo stesso tempo fidelizzare la clientela, è la via della ricarica. Terminato il prodotto, è possibile portare o inviare il contenitore vuoto per il refill (che ha un prezzo ridotto rispetto all’acquisto del prodotto nuovo).

Qual è il packaging cosmetico del futuro?

L'industria cosmetica si sta impegnando nella sperimentazione e per farlo parte dalle soluzioni più semplici e immediate: eliminare gli imballaggi in eccesso. 

Oltre a utilizzare materiali biodegradabili come carta e involucri a base vegetale, prova ad eliminare il superfluo: involucri a bolle, scatole di cellophane e involucri di fantasia.  L’importante è non alterare le proprietà cosmetiche dei prodotti. Via libera a contenitori in vetro e metallo completamente riciclabili e impreziositi da dettagli di carta, silicone e bambù. La resina post-consumo, nota anche come HDPE PCR o HDPE, viene utilizzata come alternativa sostenibile ai contenitori di plastica.

Compaiono poi alcuni imballaggi alternativi come i cork pot in sughero o i knot wrap in tessuto.

Esempi packaging cosmetico

Negli ultimi anni si sono moltiplicati sforzi e investimenti per lo sviluppo di plastiche alternative eco-compatibili e biodegradabili per il packaging cosmetico: un mondo complesso e variegato, ma ancora costretto all'utilizzo di additivi di derivazione petrolchimica per raggiungere le performance desiderate. Gli additivi utilizzati, seppur in percentuali molto basse (tra l’1% e il 5% massimo) rendono la bioplastica non completamente sostenibile.

Sembra che anche l’Università Bicocca abbia scelto di puntare su questo comparto, favorendo uno scambio di competenza accademica e industriale. È stato avviato un accordo di lunga durata stipulato con Intercos S.p.A., azienda leader a livello internazionale nello sviluppo e produzione di prodotti cosmetici, dal quale nascerà Joint Lab, un laboratorio tecnologicamente all’avanguardia per attività di ricerca di altissimo livello.

Il professore Salvatore Torrisi, pro-rettore alla Valorizzazione della Ricerca dell’Università Bicocca, ha spiegato come questa convenzione offra la possibilità di avviare uno scambio continuo sul piano della ricerca di nuovi materiali e nuove tecniche di lavorazione sostenibile. Si tratta di dar vita ad un esperimento avanzato di trasferimento di conoscenza e di sviluppo tecnologico congiunto: la sfida più importante sarà la capacità collaborare tra ricerca industriale e ricerca universitaria, industria cosmetica e istituzione accademica, in una prospettiva di lungo periodo.

Abbiamo incontrato Giuseppe Lattanzi, il responsabile della Area Innovation di Intercos, per meglio capire quali passi sta facendo l’azienda e quali le priorità e gli obiettivi per l’area del packaging cosmetico.

Il dipartimento Intercos di Innovazione collabora a stretto contatto con le varie BU di prodotto, “sfornando” prodotti ottenuti con tecnologie innovative e formule più performanti e con nuove texture attente alle richieste di sostenibilità dei brand ma lavorando anche sulla riduzione delle risorse necessarie per produrre i cosmetici. Ad esempio, progetti importanti sono quelli mirati a ridurre le dimensioni di materiale plastico per i posaggi necessari ad alimentare la catena di produzione perché, come auspicato, la riduzione della plastica è un must anche per la nostra azienda e per i flussi produttivi. Da diverso tempo è anche operativo con successo un progetto di economia circolare volto a riciclare dei componenti fondamentali nella produzione di una categoria di prodotto, con un notevole risparmio di materie prime e risorse preziose quali l’acqua.

Altra attività importante del team Innovazione è quella di disegnare un formato di packaging cosmetico adatto a contenere le formulazioni innovative, tenendo ben presenti i criteri attuali di sostenibilità bene espressi dalla fondazione Ellen MacArthur (Reduce – Reuse – Recycle)  e secondo i pilastri della Global Sustainability Policy rilasciata nel 2019.

La nostra ambizione è quella di sperimentare un maggior numero di materiali e tecnologie possibili ma dobbiamo sempre tener presente la sicurezza del prodotto nonché la sicurezza del consumatore finale. Il processo di omologazione di un nuovo materiale, per quanto questo sia riciclato o garantito come sostenibile e “buono per l’ambiente”, per noi è uno step estremamente importante in cui nulla deve essere tralasciato e talvolta ci fa scartare alcune proposte interessanti se pregiudicano le caratteristiche del prodotto.

Lavoro costante è quello di ridisegnare i formati di packaging esistenti cercando come poterli sgrammare o di valutare come trasformare packaging multicomponenti con materiali diversi in un packaging cosmetico possibilmente monomateriale per facilitarne il riciclo secondo i diversi criteri di recupero. La plastica, come altri materiali, è fondamentale per preservare e veicolare le nostre formule e tutti i nuovi progetti hanno lo scopo di ridurre la quantità che diventerebbe rifiuto, se non adeguatamente recuperata. Laddove possibile promuoviamo il concetto di “ricariche” per ridurre packaging cosmetico e contenitori ma anche lato prodotto stiamo lavorando su formulazioni concentrate/compatte che consentono alla consumatrice di creare un prodotto solo nel momento del reale utilizzo quindi “fresh made”.

E le nuove idee nascono sfruttando sempre l’esperienza di quasi mezzo secolo dell’industria cosmetica!


Sostenibilità e partner: l’importanza di fare rete con aziende allineate nella vision

Ad oggi per le aziende è sempre più importante creare rete e collaborare con realtà che condividono la loro stessa vision.

Infatti, il successo dei progetti che nascono in sinergia tra più imprese è determinato dall’adesione alle stesse aspirazioni per la crescita comune e per il raggiungimento di obiettivi a lungo termine, che siano d’impatto anche per il proprio contesto di riferimento.

Soprattutto in ambito della sostenibilità, tema inflazionato a livello discorsivo, è fondamentale per un’azienda individuare e lavorare con partner di valore con cui ci sia un reale allineamento, che offrono prodotti e servizi di qualità e che lavorano mirando a generare per tutti benefici ambientali, sociali ed economici.

In questo modo, avendo in comune l’importanza riconosciuta alla sostenibilità, per le imprese risulta più semplice cooperare per conseguire effetti positivi dal punto di vista aziendale e rispetto alla realtà che ci circonda.

Così nascono collaborazioni efficaci e vantaggiose non solo per la crescita di ciascun partner ma anche il sostegno alla diffusione di maggiore consapevolezza circa sostenibilità, rispetto dell’ambiente e lotta allo spreco.

Eco Store e sostenibilità: la forza del network Re-team

Seguendo questa linea di pensiero, Eco-Store si è circondata di aziende virtuose, partner sostenibili e allineati con la sua vision per lo sviluppo di una delle sue più recenti iniziative, ovvero il proprio catalogo premi.

In generale, l’obiettivo dell’azienda, nata nel 2001 e specializzata nella vendita di cartucce e toner re-use, è quello di lavorare nel rispetto dell’ambiente proponendo per la stampa soluzioni alternative ai prodotti originali che siano di qualità e a buon prezzo.

“Re-use is the Future” è, infatti, non solo il motto di Eco Store, ma anche il principio di partenza su cui basa le proprie attività, che in circa vent’anni, grazie alle circa 11,5 milioni di cartucce per stampanti ricaricate e rigenerate, hanno permesso di evitare l’utilizzo di 278 tonnellate di plastica e di 2220 metri cubi di legno e carta.

In tutte le sue iniziative, dalla partecipazione a M’illumino di Meno al sostegno al Green Friday e alla campagna #NOUSAEGETTA di Marevivo Onlus, Eco Store vuole incoraggiare comportamenti sostenibili e scelte d’acquisto consapevoli e diffondere maggiore consapevolezza intorno a temi quali rispetto dell’ambiente, lotta allo spreco ed sviluppo di un’economia circolare.

In questo contesto valoriale, Eco Store ha sviluppato il suo nuovo catalogo premi, che si basa su principi quali sostenibilità, qualità, risparmio e creatività, collaborando con importanti aziende italiane ed europee.

Si è così formato il Re-team, una solida rete di imprese guidata da Eco Store, in cui si condividono gli stessi valori e l’idea di creare prodotti, servizi o esperienze di qualità a partire dalla trasformazione, dal recupero e dal riutilizzo di materie prime di cui poter allungare il ciclo di vita.

Di questo network e del catalogo di Eco Store fanno parte Reverse, Apepak, SodaStream, 3Bee, Equotube, Treedom, Re-gens, The House of Marley, Negozio Leggero, LastObject e e Smartbox, tutte realtà impegnate nella promozione di stili di vita contro lo spreco attraverso le loro proposte sostenibili.

Collaborazione Apepack e Eco Store
Apepack è una delle realtà che collabora con Eco Store per promuovere stili di vita anti-spreco. In foto, un esempio di packaging alimentare fatto in cotone biologico cerato per ridurre il consumo di plastica.

Il catalogo premi di Eco-Store: sostenibilità e consumo consapevole

Nel mese di giugno 2022 Eco Store ha lanciato il suo nuovo catalogo premi Re-use, sviluppato in collaborazione con undici partner italiani ed europei con cui condivide l’importanza riconosciuta a temi quali sostenibilità e riuso. “Il catalogo punti è un prodotto che esiste da moltissimi anni nel nostro settore – ha raccontato l’Amministratore Unico di Eco Store Alessandro Gerardi. – Lanciando il catalogo firmato Eco Store abbiamo deciso di coniugare qualità e bellezza dei prodotti scelti con la filosofia e i valori che ne sono alla base. Tutti i partner selezionati hanno in comune con noi una visione: progettare prodotti e servizi che rispettino l’ambiente in cui viviamo, promuovendo un consumo consapevole.

Negozio Leggero in collaborazione con Eco Store
Anche Negozio Leggero è partner del Re-Team promosso da Eco Store

Valido fino al 2026, ai clienti basterà accumulare punti sulla propria Eco Card per poter ottenere i premi presenti nel catalogo, che è possibile consultare online (clicca qui per saperne di più) e sull' APP My Eco Card. In particolare, il catalogo premi di Eco Store contiene al suo interno più di quaranta prodotti e servizi tra cui viaggi ed esperienze immersive nella natura, prodotti per la cura personale, accessori, tecnologie.

I premi sono stati scelti dall’azienda stessa perché, oltre ad incarnare il valore della sostenibilità, possano interessare e stimolare clienti di età diverse, attenti a portare avanti comportamenti consapevoli, contro lo spreco e in difesa dell’ambiente.


Fare arte con plastica riciclata dai mare

L’ARTE di salvare il mondo con il recupero della plastica

Stari Ribar. Questo il nome del progetto artistico di Massimo Marchiori per il recupero della plastica nei mari: una missione per il futuro del pianeta, un messaggio di educazione e sensibilizzazione sui rifiuti, una creazione artistica e di design che sposa la strategia delle 5 R della circolarità: riduzione, riuso, riciclo, raccolta e recupero. Scopriamo la storia dietro i pezzi unici di design di Massimo Marchiori.

Dal recupero della plastica all’ARTE 

C’è chi parte da un’indole creativa e la coniuga a una missione ecologista e chi parte da una vocazione ecologista e approda all'arte. Ecco, il secondo caso è quello che stiamo per vedere. 

Oggi parlo di Massimo Marchiori, artista, designer e scultore, che da circa 15 anni realizza i suoi pesci lampada, coniugando il recupero dei rifiuti di plastica dai mari e il design artistico.

Massimo Marchiori di Stari Ribar e il recupero della plastica dal mare
Massimo Marchiori intento a raccogliere i rifiuti di plastica per realizzare le sue opere d'arte

Il progetto di Massimo Marchiori è, prima di tutto, una missione ecologista che nasce quando nel 2010 comincia a percorrere kilometri di spiaggia per raccogliere sistematicamente i rifiuti di plastica.

Ben presto, al recupero della plastica dai mari si sommano la vocazione artistica e il carattere comunicativo di Massimo. Grazie al suo estro creativo i rifiuti si ri-compongono in nuove forme, dando vita a nuovi oggetti di design che raccontano storie e parlano di futuro. E così dal recupero della plastica nasce un pesce fatto con corda, mezza bottiglia e un rastrello, o un cavallo, nato da un barattolo, una rete e un galleggiante. Nuove storie che portano un messaggio importante per tutto il Pianeta e reclamano una globale riflessione critica.

Le lampade Stari Ribar – che in lingua croata significa "pescatore esperto" – sono oggetti unici di design, plasmati dallo scultore insieme alla materia originale del cartone, e in esso fusi, sperimentando.  

Abbiamo incontrato questo artista speciale, per capire e amare ancora di più la sua arte.

Massimo, secondo te qual è il potere comunicativo dell’arte?

“Da artista e appassionato, penso che ogni forma di arte debba sempre comunicare un messaggio, chiaro e forte.

Ogni opera deve aver una sua matericità e un suo contesto, riconoscibile e condiviso.

La missione più importante per me è il messaggio che questi oggetti portano con sé, un messaggio di presa di coscienza e sensibilizzazione per l’allarmante livello di inquinamento dei mari.
Anche per questo motivo ho scelto di non seguire i modi e canali canonici dell’arte - gallerie, esposizioni - e prezzi elevati.

Desidero che i miei pesci trovino posto nelle case di tutti, che possano essere acquistati in una libreria, in un negozio di arredamento, o da un falegname, e a un prezzo democratico. 

Più pesci vendo, più plastica posso raccogliere.

Barca in materiale riciclato Stari Ribar

Molte delle tue opere hanno colori sgargianti e decisi, quale la tua logica nella scelta dei colori?

“Partiamo dalla constatazione che buona parte delle mie sculture sono molto simili tra loro, perché la tipologia di materiale che trovo e uso non è molto vario. 

Bottiglie, lattine, sacchetti, reti, tappi, corde. Gli oggetti più frequenti sono quelli legati alla pesca: le reti per la raccolta delle cozze, cassette da pesca, gabbie.
E i pezzi di rete sono tra gli oggetti più pericolosi per la fauna marina: si chiamano reti fantasma, perché restano sospese tra il fondale e la superficie, invisibili agli occhi dei pesci e dei mammiferi che vi restano incastrati.

Per animare e ridare vita a questi scampoli di oggetti, rottami del consumismo maleducato, devo dare loro una forma, trasferendo nella materia spenta un’ispirazione creativa e vitale.

Parte di questa vitalità è data dalla vivacità delle tinte. Uso colori completamente atossici, quindi ho una gamma colori abbastanza limitata e sono ovviamente tutti opachi. 

La vivacità dei colori è in contrasto alla tristezza della materia prima, alle ore di amara riflessione mentre con la mia barca ho raccolto dalle acque quegli oggetti abbandonati.
Trovo questi oggetti a imbrattare posti meravigliosi, galleggiare in baie dalle acque cristalline, trovo gli animali soffocati e imprigionati da questi oggetti, trasformati in arme letali dalla nostra incuria e inciviltà.

Tante volte, tantissime, trovo una bottiglia di plastica, un flacone, o una tanica con dentro ancora parte del contenuto, spesso olio chimico, motore, e attorno un terribile alone oleoso dai riflessi multicromatici…Raccolgo la bottiglia, la tanica, ma la macchia di mare malato non posso che fissarla con amarezza: per quella, con quella, non posso farci nulla.

Sul sito di Stari Ribar è possibile ammirare i pezzi unici di design di recupero firmati dall'artista. I pesci Made in Silba e Made in Venezia portano tutti il nome di una stella. Ci sono anche I Piccolini, “battezzati” con nomi di isole sparse per tutto il mondo. Le Barchette, realizzate con legno levigato dal mare, pezzi di corda consunta dalla salsedine e piccoli pezzi di plastica, ricordano i battelli sui quali, da bambini, saremmo voluti salpare per andare alla scoperta di terre lontane. Per adottare uno dei “pesci fantastici” di Massimo Marchiori non è necessario essere dei sub professionisti o degli appassionati di pesca: basta un tuffo nel suo sito internet o un giro nel suo negozio di Verona basterà per conoscere tutti gli esemplari disponibili e per portare a casa una storia unica, nel pieno rispetto della natura.

L'importanza del recupero in un mondo (di) spazzatura

Il tema del recupero della plastica è indubbiamente molto discusso e centrale quando si parla di sostenibilità.

Pesci e plastica nei mari a causa dell'inquinamento

Caratteristiche e prestazionalità di questo materiale sono decisamente eccezionali e non facilmente sostituibili. La plastica è unica per flessibilità e igiene. Moltissimi oggetti in plastica sono progettati e creati per durare per molto tempo e per diversi usi, motivo per cui ad oggi non esistono materiali (o almeno non sempre) in grado di sostituire la plastica. Ma l'opinione pubblica è inflessibile e si sono moltiplicate le campagne pronte a demonizzare la plastica, scatenando acritiche correnti di pensiero capaci di raccogliere un veloce consenso. Ma a soffocare gli ecosistemi del nostro Pianeta, ormai al collasso, non è solo la plastica, ma il consumismo sfrenato tipico della nostra epoca. Ed è qui che entra in gioco una nuova idea di design, più etica e responsabile.

Perché il design ha un ruolo decisivo nel recupero della plastica

Oltre ad agire responsabilmente e individualmente per non inquinare, è importante pensare a una nuova filosofia di design di recupero che possa valorizzare non solo i rifiuti della plastica, ma tutti gli scarti e i materiali usa e getta che non vengono pienamente sfruttati.

Riduzione, riuso, riciclo, raccolta e recupero - come già abbiamo raccontato in #VOICES - su iniziative individuali o collettive, private o pubbliche, sono le 5R di un tipo di design più consapevole, sostenibile e all'avanguardia.

Pensiamo agli SmartBin di FaterGroup, ideati per attivare la raccolta differenziata dei pannolini usati e avviare un ciclo di economia circolare basato sul recupero di materie prime e seconde.

Oppure a Ocean Cleanup, progetto nato per ripulire la gigantesca isola di spazzatura galleggiante del Pacifico, nota come il Great Pacific Garbage Patch; alla missione scientifica Kasei, lanciata dall’Ocean Voyages Institute (OVI) della California, che ha già portato via più di 100 tonnellate di detriti. 

O a Roteax, un sistema, elaborato da un’azienda friulana, che recupera residui plastici in acqua e li trasforma già sulle navi in materie prime seconde. Sailing for Enviroment è il progetto avviato da Valeria Serra, scrittrice e navigatrice, e Mike Bava, skipper oceanico: navigando tra le isole dell'Arcipelago sardo a bordo de La Bimba, un First di 40.7 piedi, organizzano regate e crociere ecosostenibili dove a fine giornata è obbligatoria la raccolta della spazzatura in spiaggia, esempio di design dei servizi che unisce l'utile al dilettevole.

E ancora, al progetto LifeGate PlasticLess, che vede l’utilizzo dei cosiddetti Seabin, cestini della spazzatura acquatici pensati per ripulire mari, laghi e darsene cittadine da plastica e microplastica 24 ore al giorno, trattando 25mila litri di acqua all’ora e contenendo fino a 20 kg di rifiuti. 

Esempi virtuosi di applicazione delle 5R al design ne abbiamo moltissimi. Non ci resta che trarre spunto e cambiare filosofia di approccio al mondo del recupero e del design.


Copertina di Aliceful per #VOICES

Andamento lento e grinta digitale, la storia di Aliceful

VOICES incontra Alice Pomiato, in arte @ALICEFUL, raccontando la storia di uno stile di vita leggero, lento e sostenibile, in armonia con i ritmi della natura, contro il cambiamento climatico.

Da alcuni mesi seguiamo su Instagram i suoi consigli, le sue coraggiose dichiarazioni, molto familiari a HENRY & CO.. Sappiamo bene che spesso proprio tornando alla semplicità, rallentando, si può sorprendentemente evolvere verso una soluzione di creatività sostenibile più innovativa.

Chi è Aliceful

Alice Pomiato, su Instagram Aliceful, ha scelto di coniugare le competenze già maturate nell’ambito della comunicazione con le nuove consapevolezze acquisite durante i suoi viaggi, dando il via al progetto Instagram "vedere verde” – @aliceful – dove racconta i vari volti della sostenibilità.

È qui che Alice racconta di stili di vita etici e sostenibili, coniugando il suo talento digitale - si definisce una Nomade Digitale - al suo amore per la terra e per la vita semplice, che la portano ad abitare i diversi luoghi dove di volta in volta trova una nuova missione lavorativa da svolgere. Ed entrambe le attività le riescono con facilità e buoni risultati. Oggi il suo profilo ha oltre 42 mila follower, e cresce velocemente, tanto che ormai è a tutti gli effetti una green influencer.

Mentre, seduta dietro la mia scrivania da social media strategist contribuivo a spingere le persone ad acquistare prodotti di cui non avevano davvero bisogno, guardavo fuori dalla finestra e sentivo che rischiavo di perdermi qualcosa, irrimediabilmente.
Le calotte polari si sciolgono e cresce il livello dei mari. In alcune regioni i fenomeni meteorologici estremi e le precipitazioni sono sempre più diffusi, mentre altre sono colpite da siccità e ondate di calore senza precedenti, impattando inesorabilmente sul paesaggio e minacciando la biodiversità di ogni territorio.

Se vogliamo continuare a godere delle meraviglie che la terra ci offre, se vogliamo continuare a viaggiare e visitare il mondo, dobbiamo salvarlo. Viaggi e sostenibilità sono due concetti profondamente legati e per questo Alice ha decide di partire per l‘Australia.

 scogliere australiane foto di Aliceful

Travel. Enjoy. Respect.

#travelenjoyrespect (World Tourism Organizations)

Mi aspettavo avventura, un’esperienze di vita e di popoli. Quando cominci a farti delle domande a cui non trovi risposta, c’è bisogno di allontanarsi dal tuo centro, per scoprire che esistono risposte differenti. Non avevo programmi o aspettative particolari, ma l’Australia ha continuato a stupirmi. Io l’ho ribattezzata terra di rinascita e libertà.

Alice ha lavorato per 4 mesi in una farm del New South Wales, lavorando la terra e raccogliendone i frutti. Un’esperienza genuina di contatto con la natura e i suoi ritmi, dove ti nutri di ciò che produci. Un concetto così distante dalla vita d’ufficio.

Dopo l’Australia, ci sono state la Nuova Zelanda, Malaysia, Singapore, Indonesia, Cina, Hong Kong, Cambogia, Vietnam e Thailandia. Alice cerca ogni volta di vivere appieno le terre che la ospitano, in modo sostenibile e consapevole, e, fedele alla sua indole digitale, non smette mai di raccontare sui canali social le sue avventure. Leggere i suoi post-racconti è un’esperienza unica, immersiva e potente.

Ho deciso di iniziare a fare divulgazione sul tema della sostenibilità, e ritornare a fare comunicazione, ma stavolta con l’obiettivo di aiutare aziende, brand, enti e associazioni che operano con finalità etiche e responsabili. La comunicazione ha un ruolo cruciale nel rendere le persone consapevoli e questo mondo un posto migliore.

Su @aliceful impariamo ad adottare un nuovo stile di vita più consapevole: semplici gesti, piccole attenzioni e grandi visioni; comprese tutta la schiera di difficoltà, dubbi e contraddizioni che questa scelta comporta.

“Vedere Verde” parla di viaggi responsabili e sostenibili, zero-waste, economia circolare, stili di vita alternativi, green jobs, news, greenwashing, vivere consapevole, green economy, autoproduzione, sharing apps e molto altro. Gli argomenti vengono trattati con leggerezza, ironia e semplicità, per avvicinare e appassionare ogni lettore, e rendere alla portata di tutti temi a volte ostici o complessi.

Aliceful blogger di stili di vita sostenibili, etici e consapevoli

È ancora largamente diffusa la convinzione che ecologia e sostenibilità siano associati ad uno stile di vita minimalista e votato a sottrazioni e rinunce. Ma è assolutamente possibile essere consapevoli e sostenibili senza farsi mancare niente. La verità è che ci si libera solo dell’eccesso, del superfluo e resta solo ciò che davvero serve, con il sorprendente risultato di distribuire meglio le energie, e il tempo.

Il percorso di Alice, verso una condotta di vita più sostenibile, è partito proprio dalla gestione del denaro. Perché la società moderna ruota attorno al denaro. Si vuole lavorare di più, per guadagnare di più, spendere di più e possedere di più. 

Ma bisogna rallentare. Fermarsi.

Alice ha imparato a cucinare, per risparmiare denaro e cibo. Ha gradualmente eliminato la carne e poi i suoi derivati, ha imparato a nutrirsi solo degli alimenti locali e stagionali. Ha ridotto i rifiuti, imparato a riciclare, riutilizzare, riparare. Ora vuole trasmettere questa cultura del cambiamento a tutti i follower di Aliceful.

Online possiamo trovare intere squadre di professionisti, divulgatori o appassionati pronti a insegnare qualcosa di nuovo: e così ho imparato ad autoprodurre cibi e saponi, informarmi sulla provenienza, produzione e impatto ambientale di ogni mio acquisto. Ho imparato molto e ogni giorno scopro un nuovo modo per contribuire alla salvaguardia del pianeta, mentre accresco la qualità della mia vita, e muoio dalla voglia di raccontarvelo!
Alice Pomiato

Aliceful ritratto

Alice Pomiato in viaggio ritratto

Andamento lento, impronta leggera

Alice ama riportare la citazione di Bruce Chatwin, tratta dal libro “Le Vie dei Canti” scritto proprio in Australia, sulle tracce degli aborigeni australiani, camminatori e nomadi:

«Oggi più che mai gli uomini dovrebbero imparare a vivere senza gli oggetti. Gli oggetti riempiono l’uomo di timore: più oggetti si hanno più si ha da temere. Gli oggetti hanno la capacità di impiantarsi nell’anima per poi dire all’anima che cosa fare.» 

Oggi, dopo la sua esperienza a Lipari, dove ha collaborato presso una piccola azienda agricola in cambio di vitto e alloggio, sta aspettando di ripartire per le Eolie, dove trascorrerà la stagione estiva prestando servizio sull'isola di Salina. Il futuro è ancora senza programmi per Alice, ma il successo di Aliceful sembra segnato. Forse un master, forse un altro lavoro per visitare una nuova terra, o magari riavvicinarsi al mondo della comunicazione sostenendo i brand che promuovono cause sociali o ambientali.

Unire il lavoro, con la passione per il viaggio lento.
Lasciare un’impronta leggera sulla terra che visiti e sul mondo che ti ospita.
Contribuire a rendere il pianeta un po’ migliore di come l’ho trovato, per le generazioni successive. 


Copertina VOICES famiglia e sostenibilità

La sostenibilità può essere un valore aggiunto durante un colloquio di lavoro?

Nel mese di gennaio, siamo stati impegnati in decine di interviste per selezionare un nuovo collaboratore da accogliere nel team di HENRY & CO.. Una maratona di mini colloqui di approfondimento e confronto non solo per investire sui talenti, ma anche per verificare la percezione del concetto valoriale di sostenibilità, la stella polare del viaggio di HENRY & CO. nel mondo del Circular Design Thinking.

Creatività sostenibile, è il nostro mandato. Ma sono -  ero! - convinta che il concetto di sostenibilità nelle sue molteplici declinazioni, fosse ormai entrato tra le priorità di ogni progetto, azione, produzione e servizio.

Il futuro è nella sostenibilità, non può più essere considerato solo un’opzione, ma una rigorosa indicazione.

Abbiamo sorprendentemente ricevuto tante reazioni e risposte, alcune coerenti con la nostra mission, altre dissonanti.

Cosa ne pensi della sostenibilità?

Io ho due figli, e non ho tempo di occuparmi di queste cose”;
oppure
Vivo in campagna e sono circondata dalla natura, e questo mi basta”;
alcune risposte mi hanno lasciata… confusa.

Mi sono dunque chiesta: quanto la cultura della sostenibilità è oggi percepita come valore?
Quanto conta questo valore nel mondo del lavoro e nella costruzione delle professionalità future?

Tempo per la sostenibilità

Partendo dal presupposto che il valore fondante di HENRY & CO. non debba anche esser necessariamente la priorità di ogni studio o realtà aziendale, mi sono allora chiesta quale spazio venga lasciato alla scala dei valori personali all’interno di un qualsiasi colloquio di lavoro.

E quali i valori più ricercati dalle aziende in cerca di collaboratori.

Mi sono così rivolta a Mentor&Faber, uno studio con sedi a Milano e Verona, come le due identità di HENRY & CO., specializzato in head hunting di middle management ed executive e nella consulenza aziendale organizzativa, manageriale e commerciale. Una realtà che si pone come guida (mentor) o un compagno di viaggio (faber) nel mondo del lavoro.

Dialoghi sui valori nel mondo del lavoro, HENRY & CO. interroga Mentor&Faber

Henry & CO.: “Sappiamo bene essere infinitamente complesso il mondo del lavoro. Risorse e competenze, declinate per un’infinità di ruoli, da quelli più tradizionali a quelli più recenti, definiscono un puzzle della natura umana estremamente variegato. Ma è possibile individuare alcune caratteristiche comuni, prettamente valoriali, che vengono regolarmente indagate e ricercate e che costituiscono una base di interesse condiviso per ogni tipo di ricerca?”

Da consulenti e da head hunter dobbiamo ricercare e indagare i valori di una persona in relazione a quelli aziendali. - ci racconta Michele Manara co-founder di Mentor&Faber - Alla base di tutto ricerchiamo i valori umani di onestà ed integrità che costituiscono le fondamenta per ogni ruolo. Non è semplice riuscire ad indagare questi aspetti e i valori in generale. Solitamente per riuscirci occorre entrare nello specifico, cogliere il motivo di alcune scelte, di alcuni passaggi di carriera, di come viene spiegato un business. Possono essere molto utili anche informazioni trasversali come le passioni, gli hobby e le attività extra professionali in generale.

La grande capacità di un recruiter è quella di cercare esempi, conferme o smentite rispetto al dichiarato di un candidato e far emergere i valori di una persona partendo dall’osservazione dei suoi comportamenti oltre che dal confronto e dal dialogo. Non è facile, ma i recruiter bravi lo sanno fare.

Volendo mantenere l’attenzione sul tema della Sostenibilità, come valore etico globale, sappiamo che l’attuazione dell’Agenda 2030 richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese private al settore pubblico, dalla società civile agli operatori dell’informazione e cultura.

La sostenibilità non è una questione solamente ambientale e assistiamo al diffondersi di una coscienza comune riguardo la necessità di adottare un approccio integrato di misure concrete per innescare un importante cambio di paradigma socio-economico per affrontare le complesse sfide attuali.

Discussione al lavoro e in famiglia sulla sostenibilità

Una solida base comune da cui partire per dare a tutti la possibilità di vivere in un mondo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale, economico.

Henry & CO.: “Quanto oggi la dimestichezza con i concetti di impatto ambientale, economia circolare, inquinamento, emissioni e sostenibilità sociale entra a fare parte nelle argomentazioni degli head hunter indipendentemente dal settore operativo dell’azienda che recluta e dal ruolo, oggetto della ricerca?” 

Michele Manara: “Le aziende che si riconoscono nei valori della sostenibilità sono sempre di più, ma non tutte li vivono al punto da ricercare questa sensibilità nei candidati. Inoltre molte imprese si immedesimano più nei valori legati alla sostenibilità sociale che quella ambientale in senso stretto.
Sono sempre di più infatti i manager e gli imprenditori che danno grande importanza all’impatto sul territorio del loro lavoro e del loro operato. Ancora molta strada deve essere fatta, ma il germe c’è, bisogna coltivarlo e farlo fiorire.

Insomma, dal nostro osservatorio possiamo testimoniare che l’ecosostenibilità sia ancora appannaggio delle aziende che hanno fondato il proprio business sulla green economy e che serva ancora molto lavoro affinché diventi un vero modello di riferimento trasversale e di conseguenza anche un criterio di selezione che ci viene richiesto esplicitamente di valutare

Henry & CO.: “Potete stimare una apprezzabile crescita dei green jobs, con conseguente attenzione a ruoli e posizioni strettamente legati a gestione di efficienza energetica, green management, valutazioni di impatto ambientale, sociale e sanitario?” 

Michele Manara: “Non è una crescita così significativa, soprattutto nelle PMI con cui tipicamente lavoriamo: le ricerche che ci vengono affidate sono lo specchio dell’approccio che le aziende hanno verso il tema green e, nei fatti, quelle che indirizzano la propria ricerca verso figure professionali specializzate in queste tematiche lo fanno in funzione del business in cui operano (sono tipicamente studi di progettazione/consulenza, aziende chimiche, aziende del settore dei rifiuti, delle energie rinnovabili ecc…).

Quello che osserviamo è come sia più facile riscontrare questa sensibilità all’interno di grandi aziende manifatturiere che cercano professionisti in grado di ridurre l’impatto ambientale attraverso strategie produttive che limitino il consumo di materie prime o processi di economia circolare.


Cattedrale vegetale di Giuliano Mauri

Quando la natura si trasforma in arte - Arte Sella

Chi ha detto che la natura non è può essere considerata arte? È questo il principio di Arte Sella, mostra tutta trentina che coerentemente con i principi del Circular Design Thinking riprende le materie prime che la natura offre per trasformale in arte. Un tipo di design artistico, d'effetto e a km0.

La delicata connessione tra Arte e Natura proposta da Arte Sella

La principale esigenza del mondo di oggi non è più produrre e realizzare nuovi prodotti, ma ripensare quelli esistenti

Ammonisce il Manifesto di HENRY & CO.

E quando siamo venuti in contatto con il progetto Arte Sella, abbiamo visto in esso la più poetica esemplificazione di questo concetto. L’esempio più naturale di Design Thinking sperimentale che si possa immaginare. E ce ne siamo subito innamorati.

Dal 1986, i prati e i boschi della Val di Sella, comune di Borgo Valsugana, in Trentino, ospitano Arte Sella, un’esposizione permanente dedicata all’Art in Nature, una manifestazione internazionale di arte contemporanea, a cielo aperto.

Arte Sella nasce indipendentemente nel 1986, lo stesso anno della catastrofe di Chernobyl.  – ci racconta Giacomo Bianchi Presidente di Arte Sella - Si tratta di una coincidenza, è vero, che tuttavia sottolinea con forza come quell'anno fu un importante spartiacque rispetto alla questione ecologica, che divenne immediatamente un problema globale. Arte Sella è nata con l'idea di indagare la relazione uomo-natura attraverso il linguaggio, potente e dirompente, dell'arte, in una piccola porzione di territorio, contribuendo ad un dibattito e ad un'indagine che è sempre più attuale.

Ristabilire dunque un nuovo equilibrio con la natura. Una riflessione che si è coniugata con il fare arte nella natura per distanziarsi dai canoni artistici tradizionali, in uno spazio d’espressione lontano dalle logiche del mercato dell’arte e dei circuiti tradizionali atelier-galleria-museo.

Non si tratta di una semplice esposizione artistica, ma di un vero e proprio processo creativo. L’opera infatti nasce e cresce attraverso le mani dell’artista in un contesto di rispetto e armonia con il paesaggio circostante.

Ogni intervento dell’artista rappresenta il suo concetto di rapporto con la natura e dalla stessa natura trae ispirazione il materiale per realizzarlo: sassi, legno, rami, foglie, muschio.

Henrique Oliveira opera esposta a Arte Sella
Henrique Oliveira - Radice-Comune - 2019 - Copyright Arte Sella

L’arte entra a fare parte del ciclo vitale della natura

L’opera si inserisce nel contesto ambientale ed entra a pieno titolo a fare parte del ciclo vitale della natura, subendo gli stessi processi di degrado e trasformazione che le appartengono.

Due sono i percorsi visitabili durante tutto l’anno, con orari di apertura che si adeguano alla variazione delle ore di luce nei diversi mesi.

Un primo percorso ha inizio presso Villa Strobele, una delle tante dimore storiche della valle. Presso il giardino della villa, luogo di nascita di Arte Sella, è visitabile una prima parte di opere, in particolare la sezione dedicata all’architettura: in questo luogo sono visibili le installazioni nate dalla collaborazione con architetti di fama internazionale – tra di essi Kengo Kuma. Eduardo Souto de Moura, Michele de Lucchi, Stefano Boeri- grazie alla partnership con il Politecnico di Milano.

Al termine della valle Arte Sella accoglie i propri visitatori presso l’Area di Malga Costa. L’edificio della malga, un tempo dedicato all’alpeggio, è ora sala espositiva e da concerti. Attorno, si dipana un percorso che contiene alcune tra le opere più monumentali e note al grande pubblico, come la Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri, Terzo Paradiso – La Trincea della Pace di Michelangelo Pistoletto, Simbiosi di Edoardo Tresoldi, Radice Comune di Henrique Oliveira e il Trabucco di Montagna di Arne Quinze.

Edoardo Tresoldi - Simbiosi - opera Arte Sella
Edoardo Tresoldi - Simbiosi - Copyright Arte Sella

Ian Ritchie opera Arte Sella
Ian Ritchie - Levitas - Copyright Arte Sella

Un percorso creativo nato dalla collaborazione tra natura e oltre 300 artisti

Lungo i percorsi sono visibili circa cinquanta opere. Opere che cambiano ed evolvono con il susseguirsi delle stagioni, fino a ritornare alla natura che le ha ospitate, al termine del loro ciclo vitale

All'esposizione delle opere si affianca un ricco programma di concerti, spettacoli teatrali e laboratori creativi.

"Il tema della sostenibilità è intrinseco nel progetto, - tiene a specificare Giacomo Bianchi - per questo motivo l'esperienza di visita di Arte Sella in tutti i suoi aspetti deve rendere testimonianza di questa visione di fondo. L'ospitalità, la ristorazione, la gestione dei cantieri di produzione delle opere, la realizzazione di eventi: ogni scelta che effettuiamo è basata su un'attenzione maniacale alla sostenibilità, tenendo conto ovviamente delle complessità del mondo in cui viviamo."

Negli anni più di 300 artisti hanno contribuito a realizzare questo percorso creativo, lasciando alla natura e ai visitatori i loro lavori che possono essere apprezzati anche all’interno di rassegne e spettacoli che vanno dalla musica alla fotografia, alla cultura in ogni sua minima sfaccettatura.

Ad Arte Sella l’artista abbandona il ruolo di protagonista e si affianca alla natura, sua alleata nella creazione e nella conservazione dell’opera.

Il Presidente ci spiega che “Gli artisti vengono scelti da Emanuele Montibeller, direttore artistico e fondatore di Arte Sella. Si tratta di una committenza, in cui il dialogo tra artista ed Arte Sella, tra artista e territorio, è la sorgente dell'atto creativo.” 

Ciascun artista sceglie assieme alla direzione artistica il luogo in cui collocare la propria opera, senza apportare modifiche radicali del territorio, ma rispettandolo e agendo in sinergia e sintonia con esso. Una volta individuato lo spazio e ideato il progetto, l’artista crea e consegna la sua opera alla natura.

Michele de Lucchi opera Arte Sella
Michele de Lucchi - Dentro Fuori - Copyright Arte Sella

La rappresentazione artistica del concetto di inclusione uomo - natura

La mutazione del lavoro è continua, costante e soggetta alle condizioni atmosferiche e allo scorrere del tempo. La natura viene interpretata nella sua essenza, plasmata dall’idea di rispetto e salvaguardia che l’uomo coltiva e trasmette con la sua arte. Un bosco secolare, dove natura e arte si fondono

Un messaggio importante di appartenenza e sensibilizzazione. La sublime esemplificazione del concetto di inclusione tra uomo e natura.

Da più di trent’anni Arte Sella genera momenti di riflessione sulla relazione dell’uomo con la natura, rigenerando un'intera valle, senza bisogno di… produrre e realizzare nuovi prodotti, ma ripensando quelli esistenti.


Etichettatura ambientale sugli imballaggi alimentari

Etichettatura ambientale: il futuro sostenibile del packaging alimentare

L'etichettatura ambientale potrebbe riportare sulla strada della sostenibilità e dell'ottimizzazione della gestione dei rifiuti secondo l’Osservatorio Immagino di Nielsen e GS1 Italy.
Oltre la metà dei consumatori italiani, infatti, dichiara di scartare istintivamente i prodotti con troppo imballaggio, evidenziando una rinnovata attenzione alle tematiche dello spreco e dei rifiuti da imballaggio superflui. Ma paradossalmente, solo un prodotto alimentare su quattro riporta in etichetta le informazioni sul corretto smaltimento della confezione. Per fortuna, dal 2020 è stato introdotto l'obbligo di etichettatura ambientale. Vediamo quali sono le nuove normative in vigore.

Etichettatura ambientale sugli imballaggi alimentari

Etichettatura ambientale, la situazione in vigore

Il 75% delle confezioni alimentari non comunicano informazioni a sufficienza

Non dicono se il packaging può essere riciclato e come, o se è destinato invece all’indifferenziato.

Le confezioni di frutta e verdura sono le più comunicative, seguite dalle categorie del freddo, della drogheria alimentare e del fresco. Le bevande sono in fondo alla classifica.

Solo il 6,2% degli alimenti ha un imballaggio riciclabile al 100%: l’acqua in bottiglia è la più virtuosa, seguono i prodotti come bevande, carne, frutta e verdura, drogheria alimentare, i freschi e i surgelati. I cibi legati alle ricorrenze e i condimenti freschi, sono i prodotti con le confezioni meno riciclabili.

Questi i dati riportati dall’Osservatorio Immagino di Nielsen e GS1 Italy.

Eppure, oltre la metà dei consumatori italiani dichiara di scartare istintivamente i prodotti con troppo imballaggio e il 47% preferisce gli articoli plastic-free. (Osservatorio Packaging del largo consumo, di Nomisma).

E stiamo parlando solo degli imballaggi alimentari

Viene ora spontaneo domandarsi:

  • quanti imballaggi vengono smaltiti nel modo sbagliato, perché mancano le informazioni in etichetta?
  • quanti imballaggi sono realizzati ancora con materiali diversi accoppiati, che rendono più complicato il processo di riciclo?

Cerchi un tipo di packaging sostenibile e in linea con il tuo brand per il tuo prodotto? Contattaci ⟶

Etichettatura ambientale sugli imballaggi al supermercato

La disciplina nazionale sull’etichettatura ambientale

Ecco perché è entrata in vigore la nuova normativa in tema di etichettatura ambientale, adottando due delle quattro direttive del Pacchetto sull’economia circolare: la direttiva sui rifiuti e la direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.

Il decreto legislativo n.116 del 3 settembre 2020, recependo la Direttiva UE 2018/852 relativa agli imballaggi e ai rifiuti da imballaggio, apporta modifiche al decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006 e introduce l’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi dal 26 settembre 2020.

La norma impone che:

tutti gli imballaggi siano opportunamente etichettati secondo modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili e in conformità alle determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi, nonché per fornire una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi. I produttori hanno, altresì l'obbligo di indicare, ai fini della identificazione e classificazione dell'imballaggio, la natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della decisione 97/129/CE della Commissione

Le linee guida per l’etichettatura ambientale di Conai

Quali informazioni che devono essere presenti sulle confezioni?

  • la tipologia di imballaggio (scritta per esteso o con rappresentazione grafica);
  • l’identificazione specifica del materiale;
  • indicazioni sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) e, nel caso si tratti si raccolta differenziata, indicazione della famiglia di materiale di riferimento.

Sono però numerosi i dubbi interpretativi che la nuova norma ha lasciato aperti. Per supportare imprese e cittadini a comprendere meglio la disciplina sull’etichettatura, CONAI,  in collaborazione con l’Istituto Italiano Imballaggio, ha promosso un tavolo di lavoro e pubblicato il 16 dicembre delle Linee Guida che indicano, anche graficamente, come potrà essere strutturata un’etichettatura ambientale.

Etichettatura ambientale sugli imballaggi dei prodotti alimentari

L’analisi del testo di legge ha fatto emergere alcuni elementi fondamentali da cui partire per costruire e leggere l’etichetta:

  • l’etichettatura ambientale degli imballaggi dovrà contenere testi diversi a seconda della destinazione d’uso dell’imballaggio (al consumatore finale o canale B2B);
  • l’etichetta ambientale va prevista per tutte le componenti separabili manualmente dell’imballo. Le informazioni potranno essere riportate sulle singole componenti separabili, sul corpo principale dell’imballaggio o sulla componente che riporta già l’etichetta e rende più facilmente leggibile l’informazione da parte del consumatore finale;
  • è prevista la possibilità di soluzioni digitali come QR code e apposite APP qualora la tipologia di imballaggio non permettesse un’etichettatura chiara;
  • l’ordine delle informazioni e la rappresentazione grafica restano appannaggio del produttore. Vi sono comunque alcune indicazioni di preferenza sui colori da utilizzare: Blu per la carta, Marrone per l’organico, Giallo per la plastica riciclabile, Turchese per i metalli, Verde per il vetro, Grigio per l’indifferenziato.

Antonella Manenti, Partner e Art Director di HENRY & CO. sottolinea l’importanza di saper cogliere la grande opportunità di cambiamento che questa nuova norma offre al settore dell’imballaggio internazionale:

L’aspetto grafico risulta fondamentale per agevolare il consumatore nell’interpretazione delle indicazioni per smaltire correttamente l’imballo. Evita quindi il generarsi di frustrazione e di spiacevoli errori a discapito dell’ambiente. 

Non solo, le indicazioni di smaltimento, che un tempo venivano viste solo come tecnicismi e relegate spesso in un angolo semi-nascosto del pack, vengono ora viste di buon grado dal consumatore, che predilige prodotti e aziende che contribuiscono concretamente alla sostenibilità.

Ecco quindi che anche le indicazioni di smaltimento assumono un ruolo chiave nel packaging e vengono messe in evidenza con l’ausilio di illustrazioni o elementi decorativi capaci di risaltare e semplificare la lettura, ma anche di raccontare qualcosa in più dell’azienda.

Tempi di adeguamento e le imprese e decreto milleproroghe

Tornando alla norma entrata in vigore il 26 settembre, l’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi non ha previsto periodi transitori per consentire l’adeguamento alle nuove prescrizioni da parte dei soggetti obbligati.

Fin da subito, dunque, CONAI, Confindustria e molte altre Associazioni hanno proposto un regime transitorio di diciotto mesi che consentisse ai produttori e agli utilizzatori di imballaggio di adeguare i propri processi produttivi e gestionali ai nuovi obblighi previsti dalla norma.

Regime transitorio concesso dal legislatore con Decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183 (c.d. decreto Milleproroghe), che prevede la sospensione, fino al 31 dicembre 2021, dell’obbligo di etichettatura ambientale. 

Il Decreto Milleprororoghe ha temporaneamente sospeso l’obbligo di riportare sugli imballaggi destinati al consumatore finale le indicazioni che riguardano il fine vita dell’imballaggio, mentre resta invece in vigore l’obbligo di apporre su tutti gli imballaggi (primari, secondari, terziari) la codifica identificativa del materiale. E le imprese del settore avranno un anno di tempo per adeguarsi all’obbligo e prevedere anche questa informazione sugli imballaggi destinati al consumatore finale.


Mediagraf calendario

L’arte della comunicazione: la bellezza delle STORIE DI VITA di Mediagraf

Siamo un coacervo di storie di vita. Storie di crescita e di cambiamento. E in un'ottica di sostenibilità da comunicare, il vissuto personale è da considerare.

Raggiungere la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutte le donne e gli uomini, anche per i giovani e le persone con disabilità, e la parità di retribuzione per lavoro di pari valore
8.5 Goal 8 Agenda ONU 2030

Il Goal 8 è uno dei 17 obiettivi dell’Agenda ONU per lo Sviluppo Sostenibile, ma anche un importante memento etico e professionale: nessuno di noi è un numero, un anello di una catena, o l’ingranaggio di un motore.

Ogni persona è un piccolo mondo, con una sua storia personale, magari da raccontare. Proprio come hanno fatto Mediagraf e PrintBee, che con un calendario annuale hanno deciso di dare il giusto rilievo a queste storie.

L’arte di raccontare è antica quanto l’uomo e deve celebrare le storie di vita

La storia è il patrimonio umano sui cui costruire il futuro. La sua narrazione coinvolge, suggestiona, incoraggia con empatica immedesimazione. Racconta storie di vita, di fallimenti e di rivincite. Insomma, racconta il paradigma dell'esistenza.

E questa tendenza a raccontare storie di vita esiste ancora oggi, anche nel marketing, e si è evoluta nello storytelling. Questa tecnica ha origini lontane,  radicate nel profondo dell’animo umano, a stretto contatto con le emozioni.

Tutti hanno una storia, esperienze da raccontare, messaggi e sogni da condividere. Anche le aziende hanno una storia, anzi, tante storie da raccontare.

Calendario Mediagraf Storie di vita
Calendario 2020 "Mediagraf…che belle storie"

Storie non sempre finalizzate alla promozione del prodotto o servizio offerto, ma legate ai come e ai perché della missione e della visione aziendale e che traggono ispirazione dalle persone che la animano. 

Raccontarle significa dare maggiore spazio all’aspetto umano del mondo del lavoro, magari per condividere, informare o sensibilizzare l’opinione pubblica su un argomento di utilità sociale, promuovere l’adozione di un comportamento o di uno stile di vita virtuoso, incentivare le donazioni in favore di una causa specifica.

Una forma di comunicazione che spesso si avvale degli stessi strumenti e strategie della comunicazione di marketing, ma priva dello scopo commerciale: una comunicazione sociale. Un termine che in Italia richiama la Pubblicità Progresso, che fin dagli anni 70 aveva intuito l’importanza di una società matura ed eticamente consapevole.

Storie di vita, di comunicazione sociale e di viralità: il potere della rete

Storia, storytelling, comunicazione sociale. Aggiungiamo un ingrediente, potente e trasversale: la rete.

La rete, concepita come unione di utenti e comunione di intenti, ma anche come sistema sociale che si stringe attorno a vissuti o idee condivise, magari per un obiettivo di pubblica utilità e incentivare il cambiamento.

Una rete sociale, che nella sua accezione digital, evolve in una rete social, ampliandone il potenziale e moltiplicando all’infinito i target di riferimento: sia dei narratori che degli spettatori. Storie e valori di eroi e antieroi, di mondi ordinari e straordinari, per una narrazione condivisa, partecipata.

Perché sempre più spesso gli stessi fruitori dei messaggi sono anche i protagonisti delle storie narrate, contribuendo ad innalzare continuamente il livello di coinvolgimento e co-protagonismo. 

Il modo migliore per creare un audience attivo e interattivo che solleva spunti di riflessione e interrogativi su quanto ci circonda e sul vivere sociale, offrendo la possibilità di integrare un’ampia gamma di linguaggi, strumenti e forme di comunicazione.

Mediagraf che belle storie_Elena web
Storia di Elena - Calendario 2020 "Mediagraf…che belle storie

Forme di comunicazione creative?

Un calendario, ad esempio!

Arriva da lontano – ci racconta Greta Zin, responsabile marketing e comunicazione di Mediagraf e PrintBee - la tradizione aziendale di creare un calendario destinato a dipendenti, clienti e fornitori. Ogni anno la scelta di un soggetto estetico, più che valoriale, che accompagna i 12 mesi di una realtà che affonda le sue radici nella secolare tradizione del Messaggero di S. Antonio e della tipografia Antoniana, pionieri nelle arti grafiche in Europa.

E proprio patendo dalle caratteristiche origini di Mediagaf, l’AD Ottavio Zucca, ha voluto aggiungere un valore etico a questa pubblicazione, un valore umano che potesse dare voce alle storie di vita di 180 persone che quotidianamente contribuiscono a mantenere viva l’attività, il tutto attraverso lo storytelling visivo, con illustrazioni firmate HENRY&CO.

Perché non raccontare alcune storie di vita vera, che possano offrire una riflessione sulla dimensione umana dell’azienda? Un progetto rivolto ai due mondi: offrire l’opportunità di ampliare la rete sociale interna all’azienda, dando voce e sostanza a collaboratori conosciuti solo attraverso messaggi e mail, e mostrare il volto aziendale più umano al pubblico e ai fornitori.

Mediagraf è un’azienda che offre prodotti e servizi, ma non è questi prodotti e servizi, bensì le persone che li creano e gestiscono. Con il fondamentale supporto della responsabile Risorse Umane abbiamo individuato, chi avesse e volesse raccontarsi. 12 storie. Le belle storie.

Mediagraf calendario

Design thinking e rappresentazione emotiva

Antonella Manenti, Art Director per HENRY & CO., ha seguito e accompagnato Greta in questa avventura, ascoltato le voci e rappresentato graficamente ogni protagonista, facendosi carico dell’arduo compito di dare forma visiva a ogni storia, all’emotività che sprigionava, alla delicatezza della confidenza, al messaggio etico che intrinsecamente sottendeva.

Le interviste – ci racconta Antonella - si sono trasformate in incontri di introspezione e intime riflessioni, spesso toccanti, con momenti di intenso scambio e condivisione, silenzi più eloquenti delle parole e parole che rompevano silenzi con la comprensione, il dolore, la rabbia, l’ironia e la consapevolezza. Un’esperienza commovente e coinvolgente, che ho provato a raccontare con il mio linguaggio delle immagini.

La storia di Greta

Henry & CO.: Greta, adesso che le storie le hai ascoltate, e altre ne ascolterai, vuoi raccontarci la tua?

Greta Zin - Responsabile Marketing e Comunicazione Mediagraf e PrintBee

Greta: Mi piace raccontare la storia che mi ha portato a lavorare in Mediagraf!

Sono nata e cresciuta con una forte vocazione sportiva; una sana competizione nell’animo, e il desiderio di mettermi in gioco in continuazione, mentalmente e fisicamente.

Il mio impegno e i miei risultati nelle specialità del lancio del martello e nel lancio del disco mi sono valsi una borsa di studio, messa a disposizione per atleti meritevoli da una persona che in questo modo rendeva onore alla memoria del padre. Ho finito con laurearmi in marzo, a metà della stagione sportiva, quando non avevo alcuna intenzione di interrompere il mio annuale percorso di competizioni e allenamenti; ma non ero più una studente, e dovevo cominciare a fare i conti con il mondo del lavoro. Cercavo dunque un impegno che mi permettesse di mantenere la libertà necessaria per continuare ad occuparmi della mia priorità: l’agonismo sportivo. 

Ma dopo qualche settimana ho sfogato la mia frustrazione su un post di facebook, sembrava impossibile coniugare 4 ore di allenamento quotidiano con qualsiasi tipo e forma di collaborazione. Quel post ha attirato l’attenzione della stessa persona che aveva messo a disposizione la borsa di studio che avevo vinto. Mi ha contattata e presentata all’amico Giuseppe Donegà, l’AD di Mediagraf. L’incontro sarebbe stato orientativo e conoscitivo, perché l’azienda non aveva posizioni aperte. Sono entrata da quella porta senza aspettative, e ne son uscita con una proposta per diventare responsabile del reparto creativo di Mediagraf.


Mielizia packaging copertina VOICES

Packaging sostenibile, da semplice imballo a oggetto di EcoDesign con Mielizia

La pandemia e l'incremento degli acquisti online hanno riacceso il dibattito sull'importanza di un packaging più sostenibile. Le diverse fasi di lockdown, infatti,  hanno inevitabilmente modificato le abitudini di consumo, portando a un vero e proprio boom dell'e-commerce e dei rifiuti prodotti dagli imballaggi per le spedizioni.

Al centro dell’attenzione torna dunque il packaging, che oltre a preservare integrità e qualità del contenuto deve anche essere circolare e riutilizzabile, in un'ottica sostenibile. Proprio come ha fatto Mielizia.

Il ruolo centrale del packaging sostenibile nella lotta ai rifiuti, l'esempio di Mielizia

Il packaging, oltre a dover consegnare il prodotto intatto in ogni suo aspetto, deve essere sostenibile e performante, conservando la qualità sul medio e lungo periodo, garantendo la sicurezza igienica e preservando da qualsiasi tipo di manipolazione o contaminazione esterna.

Alla crescita del settore corrisponde una crescita proporzionale del suo impatto ambientale. In questo contesto, il packaging rappresenta il primo impatto con qualsiasi cliente, e la veste del prodotto è il biglietto da visita del produttore.

Mielizia nuovi packaging Henry & CO.
I nuovi packaging sostenibili di Mielizia per la vendita online

Ma cosa si intende per packaging sostenibile?

Non è solo una confezione riciclabile, ma un progetto, un sistema di prodotto.

Partendo dal presupposto che in fase di progettazione viene definito l’80% degli impatti che un imballaggio avrà nel corso del suo ciclo di vita, Conai, che possiede il brand Mielizia, si è fatto promotore del progetto EcoDtool, ovvero un software per favorire la ricerca sul design sostenibile del packaging. Il nuovo EcoDTool 2020 è uno strumento web di analisi semplificata che misura l’impatto ambientale del packaging e permette di simulare delle azioni di miglioramento.

Quando si parla di packaging sostenibile si fa dunque riferimento a un progetto prodotto in parte o totalmente con materie prime riciclabili e studiato per favorirne il riciclo e il recupero attraverso processi che possano rappresentare vantaggi e risparmi in ottica sostenibile. Il ciclo di vita naturale del packaging potrebbe seguire diverse strade: un ulteriore riciclo a fine utilizzo, il riuso o la trasformazione.

Un esempio di packaging sostenibile con Mielizia

Un esempio di packaging sostenibile è quello di Mielizia, con cui Henry & CO. ha avuto modo di collaborare per studiare il ciclo di vita del packaging e modi semplici di dargli nuova vita.

"Un’ape gigante in 3d? Un portapenne? una lampada?" propone Antonella Manenti, Art Director di HENRY & CO., mostrando i diversi oggetti creati trasformando il packaging di Mielizia, valorizzato in ecodesign.

Il concetto di trasformazione del packaging rappresenta nello specifico un'ulteriore fonte di ispirazione per chi opera nel settore del design. Introducendo l’ipotesi di una nuova vita, si crea una virtuosa sinergia tra praticità e creatività, tra il mondo del packaging e quello del design.

"L’ape in cartone fsc è meravigliosa - sorride Laura Betti Marketing Executive CONAPI, Consorzio Nazionale Apicoltori- e rappresenta magistralmente la nostra forza lavoro, la nostra mascotte, il nostro pay off: insieme per la biodiversità"

Mielizia packaging Henry & CO.
I prodotti realizzati da HENRY & CO. utilizzando i packaging di Mielizia

Nel 2020, CONAPI ha registrato una notevole impennata delle vendite, retail e on line, spingendo fin da subito i soci a domandarsi come strutturare logistica e spedizioni riducendo al minimo l’impatto ambientale degli imballi, pur rispondendo alla flessibilità degli ordini e preservando l’integrità dei prodotti in consegna. Trattandosi in larga parte di barattoli di vetro, infatti, robustezza e resistenza agli urti rappresentano un requisito essenziale del pack.

"Sono state le api a suggerirci la soluzione, – prosegue Laura - una struttura alveolare, un reticolo modulabile di cartone riciclato, che viene strutturato incastrando i pezzi in base a ciò che la scatola deve contenere, creando, a misura, spazi di sicurezza e distanziamento per ciascun barattolo e prodotto. Siamo così riusciti a eliminare completamente la plastica dall’imballo. Anche lo scotch è di carta. Abbiamo ridotto l’utilizzo di materiale, ma anche le rotture dei barattoli:  il cartone FSC utilizzato è molto resistente, e ora, con l’aiuto di HENRY & CO. vogliamo fare un altro passo, e suggerire la trasformazione."

Anche tu vuoi fare un passo avanti e ripensare il tuo packaging in un'ottica circolare? Contatta Henry & CO.